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venerdì 9 settembre 2011

La Bacheca di Cristina Neri. Il Chick Lit di Palermo (1° Puntata)


A Gaspare che mi voleva in Economia
e a Giovanni che mi voleva a Milano

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La chiamavano la Geometra. E non perché il padre fosse ingegnere, ma perché era la più grande produttrice cinematografica di triangoli d’amore. Finanziava film e serie televisive. C’era chi sosteneva che avesse vissuto un trauma, chi subito il fascino. Ma al di là di tutto lei rimaneva il top della produzione adultera.
Era per questo che stavo per rivolgermi a lei.

È difficile cominciare, ma è ancor più complicato scegliere l'inizio. Ragion per cui, tra tanti incipit, ho deciso di partire così: ...da tempo raccolgo pagine su pagine per un progetto, lo faccio dall’aprile di un anno fa. Inizialmente ho acquistato delle moleskine, appuntai presto molte idee in esse. Così un giorno, ritrovandomi dei veri piccoli testi, decisi di ricopiarli al computer. Ne ho parlato sin da subito ai miei amici, entusiasmandoli e rendendoli spesso protagonisti. Ma vedete non sono dei diari le mie Sei Moleskine. Si tratta piuttosto de La Bacheca. Prima di acquistare la Moleskine n° 1 avevo, infatti, un grave difetto comportamentale. Nel pieno di una crisi post-rottura, lasciavo trapelare ogni mio pensiero, ogni mia cinica ironia, ogni cosa, senza remore, pubblicandolo e condividendolo con chiunque fosse mio amico su Facebook. Con chiunque potesse leggere la mia Bacheca.
Tutto quello che vi racconterò riguarda qualcosa che già è passato. Ma d’altronde cos’altro raccontiamo che non sia passato? Anche lo scrittore con più fantasia usa scrupolosamente il suo.
Più di un anno fa era aprile e mi chiamavo Cristina Neri anche allora. Forse il nome è una delle rare cose che non cambiamo nella vita. Tutto il resto muta, nonostante si cerchi di resistere alle rivoluzioni con violenti sacrifici.
Sono sicura che qualcuno ha deciso e scritto (da qualche parte) che noi umani dobbiamo essere soggetti a stravolgimenti, quando tutto sembra quieto.
Dio è uno scrittore, ne sono certa ormai. Uno scrittore non si fa scrupoli a far morire qualche personaggio di tanto in tanto, non bada alla violenza che propina per aumentare l’interesse del pubblico.
Così è Lui che decide chi far vincere, chi perdere, designa chi deve farlo ridere e chi commuovere.
Nel mio caso ha deciso di competere.





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