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giovedì 29 settembre 2011

La Bacheca di Cristina Neri. Il Chick Lit di Palermo (Quarta Puntata)

Triangoli. Ve l’ho detto la scorsa volta: i numeri sono importanti. In amicizia, ad esempio, credo che il numero perfetto sia quattro. Quattro amiche è Il Numero. Potrei farvi tantissimi esempi di quartetti indimenticabili presenti in film, libri o nella mia vita.
In amore è diverso. Il numero è tre. A chi non  capita almeno una volta di dover scegliere tra due persone? L’amore bisogna sceglierlo. È così che si deve fare i conti con l’aut aut più difficile per una donna confusa.
Ogni donna vuole un solo Principe! Ovvio! Ma se le si offrono due Camuffati d’Azzurro, la decisione può divenire più complessa. Uno perché non ci si rende conto che sono travestiti. Due perché ci si sta per cacciare in grossi guai.
Alla fine –perché la fine infine arriva- ci si ritrova ad immaginarsi conversazioni del genere:
«Meriteresti di piangere per tutte le volte che non l’hai fatto, sorretto dal mio sostegno. Mi fai schifo. Non smetterò mai di dire le parole “Dopo tutto quello che ho fatto”»
Appare più semplice credere di aver sbagliato piuttosto che affermare ancora una volta di aver  dato troppo amore. Fa meno male.
Non pensate sia abbastanza squallido?
Ad ogni modo ero scesa nella mia città già da una settimana, da quando avevo dormito da Federica. La giornata era bella, il mio umore meno, così misi la tuta e mi preparai per andare a correre.
Tempo addietro ero finita in un triangolo, ma ancor peggio erano finite due amicizie. Questo era successo di tanto drammatico/comune nella mia vita. La fine dell’amicizia è qualcosa che davvero non reggo. Non reggo e mi distrae ed innervosisce e mi fa riflettere e rivangare le cose e mi tiene in ansia e in contraddizione. Un evento drammatico ovviamente per chi è fatta come me; comune e banale per chi alle amicizie sa rinunciare senza lottare per vincere le difficoltà. Ma prometto di non lamentarmi troppo. Soltanto mi viene da vomitare se penso alle persone che traggono beneficio dalle incomprensioni altrui. Sebbene le nausee sono legittime e proficue per chi scrive, non sono belle da avere! Ma -statene certi- tutto torna, anche il male che si fa, ritorna a chi lo ha generato.
In tutto questo devo aggiungere che Dio ha voluto che io avessi amici, gli amici di sempre, al mio fianco. Anche quelli più lontani, quasi a rotazione, li ho ritrovati con me. Questa è stata la cosa più sorprendente, il mio salva-vita. 
Quel lungomare su cui tentavo di eliminare i chili di troppo, apriva la mente. La velocità mi piace. La combinazione del mare con la corsa era qualcosa che mi riempiva e mi toglieva nervosismi e paranoie. Che sia con l’auto o meno, correre è magnifico.
Dopo la maturità avevo deciso di iscrivermi in una facoltà diversa da Lettere, così mi sarei rifugiata nella letteratura soltanto all'occorrenza. Prima o poi la voglia di raggiungere il mio sogno mi avrebbe sopraffatta. Sarebbe nata una certa insofferenza. Era appena sorta. E sapevo che rappresentava una fonte d’arte.
Stanca cominciai a rallentare, mantenni il passo veloce. Mi fermai vicino ad un muretto e stirai i muscoli delle gambe, poi quelli delle braccia. Infine ritornai indietro verso casa. Questa volta camminando soltanto.
Giunta a casa mi lavai e misi il pigiama. Cenai e andai presto a letto.
La mattina dopo mi arrivò una telefonata. Per le diciotto era stata indetta la riunione del club di cui facevo parte. Così nel pomeriggio, dopo aver rimandato lo studio di economia aziendale, mi sistemai per andare all’incontro. Era passato un po’ di tempo dall’ultima riunione. Rividi così gli altri soci e tra un’attività in programmazione e l’altra, mi lasciai andare con i miei aneddoti e flirt più recenti.
I punti all’odg erano: screening diabete, torneo tennis, consiglio direttivo, varie ed eventuali.
Ma fu quel pomeriggio che appresi alcune delle più grandi bugie mai udite. Mi vennero narrate molte menzogne, molte delle quali erano state divulgate come vere. Ah, la Verità! Pochi la sanno e ne ammettono cause e conseguenze! Fu in quello stesso giorno che raccontai e dimostrai per filo e per segno com’erano andate le cose a Federica Torre e a Enrico Buonaparte. Ma le dimostrai davvero: messaggi, scalette e particolari risalivano perfettamente e si incastonavano senza falle anche nei loro ricordi. Perché loro sapevano. Gli amici sanno sempre se si sta mentendo o meno. Ti seguono da una vita e sanno se i discorsi tengono su una base solida o se, invece, sono in bilico precario.
Certa gente invece ha così tanta fantasia maligna, quando riceve dei no, che è in grado di far passare una vergine come la peggiore tra le prostitute. O che so io! Riuscirebbe a far credere di saper trasformare paguri in damigiane d'argento e lombrichi in tatuaggi fotovoltaici! No, no, guardate che c'è gente davvero convincente! Neppure quelli che profanano la parola "Amore", riescono a competervi.
Le giornate si erano allungate e quando uscimmo dal locale c’era ancora luce. Salimmo in quattro in auto.
Davanti la mia macchina c’era un tale davvero strano. Tutti ci accorgemmo di lui, ma era talmente bizzarro che non dicemmo nulla lì per lì. Aveva capelli neri, lunghi. Era messo di profilo, ma il suo occhio guardava noi. Aveva l’occhio di lato, da squalo! Dopo aver spatuliato (dal siciliano spatuliare: parlare senza accortezza) per due ore, mi lasciai andare all’ilarità generale che aveva provocato quell’uomo.
Lasciai tutti a casa e giunta nella mia, riuscii a concedermi una mezz’ora di corsa.
Non potevo crederci. Mai ero finita in situazioni simili, nemmeno lontanamente simili. Ma soprattutto, mi chiesi innumerevoli volte da quel giorno, quanti avessero mai inventato storie più impressionanti.
I particolari non ve li darò. Ricordate: è il resto della narrazione che deve coinvolgervi, nelle frasi più comuni potrete rispecchiarvi. I particolari sono presenti in tantissimi altri bestseller d’amore, in svariati classici horror o classici e basta. Se cercate quelli, sappiate che non posso darveli: mi secca troppo. Vi basta sapere una cosa soltanto. In ogni storia c’è il Perfido (ma di quelli davvero cattivi che sfiorano la psicopatia), l’Ingenuo (distolto dalle parole del maligno/bugiardo/manipolatore) e la Vittima (PerseguitataCheAllaFineSiScopreEssereBuona). Indovinate chi sono! Ahaha! In realtà me la gioco tra il secondo ed il terzo ruolo, dipende dal periodo delle vicende. Penso più di essere stata la vittima. Oggi però non sono né l’una né l’altra. La nostalgia di quei tempi non c’è più, nemmeno la rabbia dell’offesa. Oggi non c’è proprio nulla. Ne rido e ne faccio ironia.
Quando finisce qualcosa, tutti sappiamo il perché; quanto meno sappiamo cos’è successo. Potremmo insomma ricostruire la verità dei fatti, se solo lo si volesse. Ma non tutti lo fanno, non tutti lo preferiscono. È così che ci ritroviamo in situazioni orrende.

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