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Siamo Cosmopoliti. Blog di viaggi d'Arte, Fantasia e Regioni. Viaggi nel Cinema, nel Teatro. Cosmopoliti di città e di scena. Dall’Italia al romanzo, dal racconto alla fiction, dal Teatro all'economia. Confondere Letteratura, Arte, Città, Nazioni sarà un modo per incantare.

martedì 27 dicembre 2011

La Bacheca di Cristina Neri. Il Chick Lit di Palermo (Dodicesima Puntata)

Quella sera sentivo il bisogno di correre e di vedere le mie amiche. Federica Metrello mi aspettava quindici minuti dopo. Stavo ripensando al sogno che avevo fatto la notte passata e mi struggevo un po’ al pc.
L’amore storico era lì. Gli occhi suoi chiedevano di me. Ma più tentavo di andare via più veniva. E più veniva, più non trovavo le forze per allontanarmi. Il solo tocco era un’estasi.
“E nel mio cuore mi dicevo «vedrai che un giorno crescerò»”.
Non posso decidere di non sognarlo, quindi ben venga nella notte, se di giorno non è possibile incontrarlo.
Abbiamo così tanta libertà ed un’altrettanta paura di averla, che ci costruiamo da noi i limiti: convenzioni, regole, pregiudizi ne sono scomode conseguenze, sono falsificazioni della realtà.
Da bambini i genitori ci tengono la mano, ci guidano. Noi osserviamo, ascoltiamo e riflettiamo con i sensi attenti. Notiamo tutto e tutto ci incuriosisce ed affascina. I colori sono vividi, gli odori anche, nella mente. Crescendo siamo noi a doverci guidare. Dobbiamo pensare a così tante altre cose che perdiamo la capacità di vedere, sentire e pensare come i bambini, come i vecchi noi.
Sognare può divenire più forte di vivere? Le sensazioni di un sogno cosa non hanno rispetto a quelle reali?

Tra quattro giorni si sarebbe conclusa la terza settimana del mio Salvadanaio delle Virtù. Avevo preso a mettere soldi da parte. Ogni volta che rinunciavo a qualcosa, ogni volta che vincevo un vizio, mettevo qualcosa nel salvadanaio. E si riempiva. Devo ammettere che ero soddisfatta delle mie azioni.
Lottare e sedurre. Impegno. Studio. Carriera. Era un mantra. Ed io ero felice.

Continuavo però a pensare all’assenza dell’amore.
«Ho un debole per i migliori amici. I miei. Quelli degli altri. E non so se sia dovuto al fatto che siano “migliori” o sol perché sono “amici”» dissi a Bice «Per ventidue anni ho agito in modo così perfetto che adesso appare come un alibi. Per anni ho perdonato e per anni ho sacrificato parte di me, pensando che chiunque si potesse trovare di fronte a situazioni difficili, che potesse capitare pure a me di sbagliare. Ma non è servito. Quando ho sbagliato, chi doveva perdonarmi, chi doveva capirmi, non lo ha fatto. E doveva essere il primo!»
«Ma tu sei buona!»
«Siamo tutti cattivi ed egoisti. Lo siamo per natura. È per questo che sentiamo il bisogno di aiutare gli altri, di fare beneficenza. È per correggerci. Ma soprattutto è per perdonare a noi stessi gli errori che commetteremo in futuro. Prima o poi, presto o tardi, tutti sbagliamo e facciamo del male. A volte anche involontariamente. Ma lo facciamo. Per allora vogliamo poter dire di aver fatto tanto bene»
«Tu sei buona e queste sono stronzate!» mi ripeté Bice mentre giocava con il casco e le chiavi del suo motore. Mi guardò in tralice «Quante volte dovrò ripetertelo ancora?»
Sospirai.
«Va bene, te lo ricorderò ancora tante volte, ma» tolse i piedi dalla scrivania e si avvicinò «tu sai di essere buona. Smettila di mettere in dubbio tutto di te stessa. Quanto meno le colpe. E se non ci riesci, allora perdonati per questi errori che non condivido e non vedo. Perché davvero. Io non li vedo. Li vede soltanto chi vuole che siano errori»
Ed era questo che mi piaceva di Bice. Aveva una personalità così varia che riusciva a rispondere ad ogni esigenza d’amica.

«Ieri la mia colazione è cominciata alle 7:30 di mattina e si è conclusa alle 10:30 circa di sera» raccontai due giorni dopo a Federica Metrello.
«Cristinuccia» mi guardò con occhi dolci. Sapeva del Salvadanaio delle Virtù e di quanto mi potesse far stare male quella mia corruzione alimentare.
«E la gente continua a farmi arrabbiare. Certe conversazioni non riescono proprio ad uscire dalla mia testa»
«Si, ho letto su facebook»
«Non sono una prostituta di pensieri! Sono soltanto una scrittrice egocentrica alla quale piace mostrare ciò che pensa ed immortalare le proprie riflessioni di fronte a tutti»
«Ma chi è stato a farti parlare così? Da quando pensi di essere egocentrica?» mi chiese meravigliata «Tu sei la ragazza che si imbarazza quando saluta gli adulti!»
«Chi vuoi che sia stato? Mi dispiace, ma ormai lo penso anche io. Forse si, sono una puttana di pensieri, quando sono nervosa e collegata su facebook. So bene che questa cosa dà fastidio a molta gente. Ma a tanti altri piace. Piace quanto a me»
«E questo ti esalta?»
«Ti sembra?»
«Si»
«Bene, allora sono l’esaltata puttana di pensieri!»
«Ahah»
«E comunque non mi imbarazza salutare gli adulti! Soltanto che non so a chi dar del lei e a chi del tu. Cosa posso farci se l’educazione può risultare scomoda?!»

Era da un po’ che non sentivo Viviana. Fu lei a chiamarmi un pomeriggio. Parlammo di alcuni acquisti che doveva fare e le consigliai un negozio che di era aperto da poco in centro.
Quando chiusi il telefono, mangiai un’arancia e misi la tuta. L’intenzione era di andare a fare jogging. E lo feci. La mia resistenza era aumentata.
E poi improvvisamente capii. Non ero insicura perché debole o incapace. Ero insicura perché già sapevo, già avevo intuito che la vita è imprevedibile, è incerta e non sarei mai dovuta essere troppo sicura di me perché poco sarebbe dipeso da me nei momenti di malattia e guerra. Sapevo di essere un’entità troppo piccola e indeterminata per avere certezze, sicurezze su questa vita che di statico e prevedibile ha ben poco. La morte e il meteo.

Avevo voglia di sculacciare un paio di persone con una katana. Non capisco perché la gente si ostini a star arrabbiata e a non voler comprendere.
Da chi gioca con il fuoco ci si aspetta che sappia ben reagire alle scottature. Ma non è così. Non sempre è così. Ma come posso spiegare che l’amore è fuoco e che dunque tutto quello che ne deriva oltre ad essere rischioso, urticante, deve portarci a capire l’altro anche quando arriva la fine? Se amiamo una persona, e questa va via, per amore suo e delle sue confusioni, dobbiamo saperla amare comprendendola. Dobbiamo controllare la nostra rabbia, il nostro egoismo. L’amore non si può imporre, né le sconfitte dovrebbero inacidire le vite di chi abbiamo amato.

Dato che l’alto tasso di agitazione che avevo in quei mesi non decideva a scendere, a subire alcuna inflazione, presi una decisione, feci una scelta. Una delle più naturali per una donna. Andai dal parrucchiere, con Federica Metrello. Non era bastato cambiare il colore due settimane prima. Entrambe lasciammo che ci tagliassero i capelli. Era stranissimo sentirli finire così presto, ma era fortificante. Si dice che tagliare i capelli, li rafforzi alla radice. Probabilmente è vero. Ma a noi donne ci fortifica anche la radice dell’anima. Con un caschetto biondo, tendente al rosso, sembrava che potessi dominare qualsiasi imprevisto, qualsiasi conflitto.
Ed un’altra cosa mi era chiara.
«Le uniche persone che potrebbero uccidermi senza che io opponga resistenza alcuna, sono parrucchieri e massaggiatori» dissi a Federica.
Gli allenamenti sul lungomare continuarono.

sabato 24 dicembre 2011

Edizione Speciale Natale 2011 - Parte II

Allarme rosso, allarme di Natale

                           (“Eclissi del cuore”, cover di Valentina Morreale)

Vigilia di Natale. Siamo sotto le festività più edulcorate dell’anno. Per questa terza settimana di dicembre è fantastico scrivere da dove sono adesso seduta. A guidarmi c’è la canzone “Eclissi del cuore” cantata da Valentina Morreale; come faro ho, invece, un albero nuovo e magicamente luminoso. Si, è una festa religiosa, dolce; adatta per peccatori, consumisti e lucratori.
Ormai non sono più in tempo per scrivere a Babbo Natale. In ogni caso non saprei cosa chiedere, non saprei scegliere cosa chiedere tra le cose che voglio.
Atterrare in Sicilia è bastato, è stato fantastico, non so con la slitta cosa si provi, ma quando si giunge da lontano, muovere i passi sull’isola è davvero toccante.
Finita la valigia alle 00:30 di giorno 22, mi sono addormentata su un divano. Alle 4:30 mi sono svegliata. Alle 6:10 in metro. Poi autobus e infine aeroporto. Con tre ore di sonno ho superato il viaggio senza stanchezza.
Dopo tante attese sono arrivata. Saluto di famiglia. Prima guida in auto sul lungomare dopo tre mesi di astinenza. Fermata di fronte casa. E boccata d’aria sul mare.
Ho raccolto due arance dal mio giardino. Poi diritta a salutare altri parenti e a concedermi il primo pranzo Made in Sicily.
Caffè, collegamento su Face (eh ci sta!) e poi la cosa che più di tante altre mi è mancata. Doveva avvenire alle diciotto, ma non ho resistito. Alle diciassette sono uscita dal portone di casa e il morboso amore che nutro per il mare si è espanso, liberandosi. Ho corso sino a quando soltanto il muretto e la spiaggia potevano dividerci, ho continuato a correre un’ora guardando l’orizzonte. Le nuvole volevano suggerirmi storie, mi chiedevano di raccontare le proprie forme ed io sembravo l’alunna impreparata che riusciva appena a cogliere gli aiuti, i loro saggi segni.
Alle diciannove saluto con i primi amici, il dopo cena con gli altri. Nel frattempo il traumatico distacco con le amiche di Milano non si è sciolto. Ah, le amicizie! Certe volte il bene che si vuole alla gente non si riesce ad esprimere. Non basta neppure scriverlo.
«Sono fantastiche! Vi voglio davvero bene, ma dirvi di volervi bene non basta» dissi in auto a Federica Torre, era passata a prendermi.
«Ma perché tu ci ami» mi rispose continuando a guidare.
«Hai ragione» mi addolcii ancor di più in viso, sapeva quello che stavo pensando «è che non lo dico perché non voglio che si pensi a male» sorrisi «ma vi amo. È proprio questo»
«Ahah!!»                                                        
Rientrata a casa dopo l’uscita notturna, provai a rileggere un libro. Finalmente crollai dalla stanchezza. Ero cotta. Innamorata.
Il 23 dicembre, che è passato da qualche minuto, è stato all’insegna del restyling. È inoltre partito l’allarme rosso. Allarme Rosso, Allarme di Natale. Il pericolo delle tavole, degli incontri. I nemici-amanti di ogni donna sono già nei ripostigli delle cucine. Attendono solo che vi si ceda. I dolci sono proprio come gli uomini. E lo sanno (a volte i dolci sono sì, più acuti dei maschi). Ma abbandonatevi pure. Tra una freccia d'amore e un'intossicazione alimentare non c'è poi tanta differenza. All'inizio nulla sembra che ti debba far star male.

Amici, Libiam! Buon Natale e Buone Feste! ;)

mercoledì 14 dicembre 2011

Edizione Speciale Natale 2011 - Parte I



                                                          (Ascoltando All I Want For Christmas Is You)


Da qualche mese sono espatriata dalla Sicilia. Stage e precariato mi hanno portata un po’ lontana. La Lombardia mi ospita a pagamento. Ma il Natale sta ormai arrivando ed io torno il 22 dicembre. È drammatico come funzioni il tempo qui a Milano… non è che la gente sia frenetica, questo è il luogo comune. È il tempo che corre veloce. Infatti mi sento già a casa. Ho raggiunto una strana serenità per questo motivo. Penso al mio lungomare e so che ormai sto per rivederlo. È come se già fossi lì. Avverto uno strano accavallamento di tempo e spazio.
Stanca delle gran quantità di denaro che spendo in questa regione del nord, nonostante l’apprezzi per il freddo e l’ordine, ho deciso che comprerò i regali tutti giù.
Il 23 dicembre, infatti, mi si prospetta una giornata di full immersion. In un giorno -spero nelle aperture ad orario continuato- non so cosa riuscirò a combinare, ma di certo non farò girare l’economia ancora in questa città, di cui si è servi d’obbligo e d’interesse.
Pregusto ormai l’arrivo in aeroporto, il caldo e l’umidità di Mazara.
Già odo il canto della poesia:

Voglio il mio mare e la mia città. Il Viale del Continente e degli onori.
E non sentire i passi che ivi non posso dar ora.
Immaginar posso solo vento, dori
e d'argento il benessere.

Di un verbo sono tanti altri i significati.
Amare, senza mare son adesso.
Amare, acerbo distacco non fu,
se non ora il disio m'assalisse così traditore ed innamorato.

Pentirsi d’hanno coloro che voluttuosi errando via o restando,
ingiuriano questo luogo d’onori ricoperto.
Pentirsi s’ha colui che piuttosto che ergere con intenti grandiosi
dissipa e contrasta le buone intenzioni degli innamorati.

E innamorata sono di quell’isola magnifica, gloriosa che mi ha fatto così vaneggiare per mesi.
Comunque la vita qui è resa altrettanto meravigliosa. Ciò grazie a delle amiche che due anni fa non avrei certo conosciuto se fossi giunta allora. Tutto deve andare come va. Sono felice di come sia andata. Soddisfatta.
Ma, giusto per non scrivere troppo vanamente, volevo parlare dei regali, non essere nostalgica e malinconica come vi starò sembrando.
L’atmosfera è quella del Natale. Freddo, luci, cori gospel, cori in chiesa e canzoncine scampanellanti. Se ho cantato per mesi Anna Oxa sotto la doccia, adesso le mie doti canore sono sfruttate in ossequio a Mariah Carey. All I Want For Christmas Is You risuona un pò ovunque in questo mese.
E anche la mia bacheca risente delle festività. Piena di link e video natalizi, non smette di accendersi di rosso.
Voglia di rosso, verde e oro... si chiude una porta, si apre un portone... amo paint.
Si perché se non si sa che foto mettere sul profilo, basta prendere qualche immagine e colorarne lo sfondo su Paint. Durante il Natale si torna bambini. Ogni cosa fa tornare piccoli, anche usare Paint.
Il che è fantastico. Nasce Gesù e tutti metaforicamente rimpiccioliamo di conseguenza. Non è suggestione, questi sono segni.
Buoni, siamo buoni. Tutti proviamo ad essere buoni a Natale. Anche le tavole di casa lo sono. I pandori lo sono. Anche i Troll diventano buoni a dicembre (questa non ve la spiego!).
Ah! Pregusto l’arrivo. Pregusto l’arrivo in Sicilia.
Questa mattina mi hanno telefonata da uno studio di produzione cinematografica.
«Si, sono io Cristina Neri» risposi.
«Il dott. Castagna, direttore della nostra casa, la invita all’evento di marzo, desidera che lei faccia un intervento sul suo ultimo romanzo riguardo l’economia dello spettacolo nell’antica Grecia»
«Oh, certo» cos’altro avrei potuto rispondere?
«Buone Feste!» dissero dall’altro lato della cornetta, dopo esserci accordati.
«Buone Feste!» questo soltanto potevo ancora dire.

Dato che il post vuole essere solo un’Edizione Speciale Parte I, vi lascio dicendovi:
Buone feste, siate bravi e amate la Sicilia perché è una gran porcona, da vicino e da lontano. Il cuore duole anche se gli occhi non vedono. È la Sicilia l’amore più idealizzato di un siciliano.




giovedì 8 dicembre 2011

La Bacheca di Cristina Neri. Il Chick Lit di Palermo (Undicesima Puntata)


Lo vorrei tanto fare. Ma non qui.
Qualche volta ricordo appena il motivo di certe frasi condivise su facebook. Sopra, ad esempio, non so a cosa mi riferissi.
Amore, Amicizia e… Astinenza (da cibo).
Questa è l’abitudine che conservo per due terzi nella mia vita. Non si può fare a meno dell’amore e dell’amicizia. L’astinenza, invece, è l’abitudine che non si  mantiene. Diviene abitudine perché non è mai davvero osservata.
«Magnifico, fantastico, sensazionale, unico, incredibilmente irresistibile, ma…» dissi.
«Ma?» fece eco Federica Metrello.
«… ma l’astinenza è segno di forza!» sospirai.
Non vi dico l’esatto oggetto di quella conversazione infrasettimanale. Vi lascio il dubbio su tre ipotesi, ipotesi di cui è difficile distinguere l’effettiva differenza di reazione: la vetrina della Lindt in piazza Politeama, il disordine sentiment-ormonale che provoca il chirurgo Mark Sloan e un nuovo arrivo.

Una sera mi trovavo sola in casa, quando suonò il telefono. Fermai la puntata del telefilm che stavo guardando. Risposi alla chiamata. Appresi una notizia splendida, ma contenni la voce con disinvoltura. Presto sarebbe arrivato un mio amico dalla Spagna. Era stata sua cugina ad avvertirmi.
Lui poteva guarirmi. Ne ero certa. Era scontato che io avessi bisogno dell’aiuto di qualcuno. In amore si vince con altro amore. Ed io a lui lo avevo amato per sei anni nonostante la distanza. Immaginate di esservi lasciate cruentamente da qualche mese e dovesse arrivare così improvviso il ragazzo che amavate da bambine. L’amore di quando si è piccole è davvero fantastico. Ecco. Guardai allo specchio la mia espressione maliziosa. Deliziata dalla notizia ritornai alla puntata di Private Practice.

«Apparentemente è un problema, ma… mi basterà trovare una tenda, si, solo una tenda!! Oh no!! Non ce la farò mai con una tenda, non posso con una tenda» disse Viviana Tosca.
«Certo che non puoi! È fantastico che tu sia riuscita a rimanere vergine» le risposi.
Mi rivolse uno sguardo tra il deluso, l’affranto e l’irritato «Chi ha una tenda? Ne ho bisogno»
«…Impegno e astinenza» intervenni, cercando di convincerla a tenere a bada le sue fantasie e provando a non auto-biasimarmi per quel periodo della nostra vita. Stavamo aspettando Bice.
«Il cioccolato riassume noi donne. Dolcezza, bontà ed estrema perversione» dissi con espressione benevola un attimo prima che entrasse Bice dalla porta del locale. Aveva portato il suo nuovo ragazzo.
«CHI HA UNA TENDA DA PRESTARE??» tornò a ripetere disperata Viviana.

Quale parte di me ascolterò alla fine? Sarà comunque la parte giusta, quella più bisognosa.
Carver sarebbe presto arrivato ed io cominciavo a chiedermi se era giusto farmi avanti o lasciare che tutto andasse come doveva. Forse non dovevo gettarmi tra le braccia del primo amore. Poteva avere conseguenze negative. Altre conseguenze negative.
E fu proprio così. I giorni si avvicendavano, ma lui non rispondeva a messaggi e telefonate.
Credo che potrei avere una crisi di nervi, se non avrò presto ciò che voglio… e c’è chi dovrebbe rispondere al cellulare, se non desidera passare giornate di terrificante sfruttamento e materialismo.
«So essere più materiale di un uomo. Avevo dimenticato certe situazioni» scherzai con Federica M.
«Ma sono loro. Noi non sappiamo mettere un punto, ci attacchiamo come delle seppioline al passato. Loro sono indecenti»
Non poteva certo finire lì. Quel giorno fu un crescendo di isterismo. Qualche ora dopo, aspettando la risposta del sesto messaggio, chiamai Filli.
«Gli uomini mi faranno diventare lesbica»
«Mmm. Cosa succede?»
Le spiegai di Carver Curtio.
«Vorrei sapere cosa sta succedendo a tutte! Ma chi sta scrivendo la nostra storia?» esclamò alla fine. Soltanto Bice resisteva a quel periodo.

Bice. La sua sincerità era spregiudicata. Quando le chiesi cosa fare per smuovere il blocco d’amore che avevo, mi diede un libro da leggere. La cosa mi stupì non poco. Ma quello non era un libro qualsiasi. Era il manuale che ogni ragazza dovrebbe leggere in un momento della propria crescita.
Alziamo gli standard, accresciamo le ambizioni e diveniamo spietati amanti di noi stessi.
Mi trasferii in un’altra casa. Io, il manuale, computer e la tuta. Senza connessione wireless. Il comportamento di Carver mi aveva spiazzata.
Contemporaneamente lessi un libro sulle Idi di marzo.
Tra le tante donne di Giulio Cesare, Cleopatra è quella che ha più affascinato l’Impero; ma quella che io preferisco è Servilia.
Essere femmina è indifferente; è essere donna che seduce.
Condurre a sé.
«…È questo che dobbiamo fare. Dobbiamo condurre a noi il maschio. E lo si deve sempre fare con convinzione. Se non siamo consapevoli di noi stesse o se siamo consapevoli di essere delle cesse, questo non importa. Bisogna che ci convinciamo di possedere le capacità per sedurre. Perché le abbiamo» 
Bice era, sì, spregiudicata. E la convinzione non sempre era male.

Dopo una settimana in solitudine mi sentivo come assopita e piena di me. Non vi era bisogno di un’altra metà che completasse la mia vita.
Preparai la valigia e trascorsi altri sette giorni a Palermo per studiare. Sentii poco le mie amiche. Avevo detto loro che sarei andata via per qualche settimana.
Non dare notizie di sé per un po’ talvolta risulta fondamentale, se si sta cercando qualcosa.

«Dicono che sia tornata e che adesso ami solo se stessa» disse Filli. Bice e Viviana la stavano ascoltando.
«Chi te lo ha detto?» domandò Viviana che non aveva sentito bene mentre metteva lo smalto.
«Diverse ragazze del corso di recitazione»

Quando giunsi in città erano due le cose che bisognava smentire, non più una. Carver non mi avrebbe guarita -aveva forse peggiorato la situazione-; e Bice si era lasciata.
Adesso io e le mie amiche eravamo tutte ufficialmente single.
Capite bene perché non si deve esser sicuri mai di niente. Una ragione c’è!
Fortunatamente Bice non si lasciava impressionare dalla svolta della sua storia e mi propose di andare in qualche locale. Era piena estate, così dopo il bagno al mare delle diciannove e l’oretta e mezza di preparazione, passò a prendermi. Guidò sino da Filli. Viviana Tosca aveva una cena in famiglia e non sapeva a che ora avrebbe finito.
Bice posteggiò l’auto e scendemmo. Pochi attimi dopo stavamo ordinando tre Du Demon.
«C’è un ragazzo che guarda da questa parte» osservò Filli.
«Già! Sta guardando Cristina» specificò Bice.
Arricciai le sopracciglia e mi voltai.
«Non stava guardando me»
«Invece si» rispose Filli.
Sorseggiai un po’ di birra e mi girai di nuovo.
Poi scossi la testa.
«Non ce la faccio. Davvero non ci riesco»
«Ma a fare che? Ma si babba?» fece Bice.
«Ma cosa devo fare? Fargli un sorriso e dirgli “Ciao, come va?” o “Ciao, mi chiamo Cristina”? Non mi sembra il caso. Non so chi è, ma so che è un maschio. E ciò mi arreca già grossi disagi»
Filli e Bice si guardarono. Poi quest’ultima schioccò le labbra.
«Se non vai tu, vado io»
«Si, vai tu. Non me la sento» le risposi.
«Sicura?»
«Vai»
«Come vuoi» e così dicendo si alzò sicura di sé, diretta al bancone, verso quel ragazzo. Lui le sorrise. Lei ricambiò. A distanza Filli le vide dire qualcosa, ma la musica non rese possibile udire le parole.
Bice ordinò una birra doppio malto.
Il ragazzo continuava ora a guardarla. Era il marpione della serata.
«Crì, comunque non puoi fare così»
«Non mi piacciono queste cose. Non ci riesco. Mi innamoro delle persone che conosco. Non del primo idiota dagli occhi dolci»
«Ma non gli hai dato neppure modo di parlarti»
«Perché lui mi ha dato modo di conoscerlo? Quell’atteggiarsi inutilmente sullo sgabello di un locale lo definiresti intrigante?» sbuffai «Ridicoli»
«Crì, tu ce l’hai con gli uomini, ma non tutti sono come quelli che hai conosciuto. Lo dici sempre no? Non ti era mai capitato di rompere un amore così malamente. Un po’ di pazienza. Tutti prima o dopo affrontiamo le rotture. Devi avere ancora fiducia»
«Non la do più la mia fiducia»
«Fai bene, ma… sta arrivando Bice»
«Ragazze, vi dispiace se vado via per un’oretta?»
«No, vai pure»
«Ok. Ci vediamo più tardi dove mi dite voi. Mandatemi un messaggio e vi raggiungo»
«Va bene»
«Eccovi una birra in più» aggiunse lasciando un bicchiere al nostro tavolo «Offre Claudio» prese il giacchino.
«Ma cosa gli hai detto?» fece Filli curiosa.
«“La mia amica è bella, ma io sono la seduttrice senza mutandine”» ci mandò due baci con la mano ed uscì con un grande sorriso.
Io e Filli ridemmo per tutta la serata, ammirate dalla prodezza della nostra amica.

«Scusami comunque se sono stata brusca questa sera. Mi ero surriscaldata senza motivo prima. È che ormai ho sviluppato degli anticorpi» aspettavamo Bice appoggiate alla sua auto.
«Tranquilla, Cristina. Gli uomini ci fanno stancare molto spesso e, nonostante non siano necessari, noi finiremo per amarli comunque»
«Mi fai venire l’ansia, se dici così!»
«Anche la nostra Bice si innamora, sai? Ha certe foto con gli occhi a cuoricino che neppure io e te insieme abbiamo. È nella natura, amare»
Bice arrivò due minuti dopo insieme a Claudio, che rimase fuori dal parcheggio. Ci salutò a distanza.
«Avete un po’ di burrocacao?»
«Sai, che in questo momento non te lo darei neppure se lo avessi?» disse Filli, scrutando insieme a me la bocca della nostra amica.
«Invidiose?»                                   
«Si, come le tartarughe» mi guardarono confuse.

"Sono una Capitalista dell’Amore: do amore e ne voglio il merito" pensavo mentre guidavo verso casa di Viviana. Davanti al suo portone le squillai al telefono e lei uscì. Salita in auto mi disse una cosa che mi rincuorò parecchio.
«Non lo farò. Nonostante io vi abbia detto tutte quelle cose, non lo farò. Ho fatto aspettare gli altri, ho voluto aspettare... aspetterò ancora»
«Ah, finalmente! Brava, piccola Tosca. Nessuno che abbia buon senso lo farebbe. Eravamo tutte sicure che non avresti consumato in quella maniera»
«Un periodo davvero incomprensibile»
«Pesante come neppure la filosofia al liceo»  
La portai di fronte la vetrina della Lindt. Guardammo una colata di cioccolato venire giù.
«Ricorda quello che ti dissi sulla cioccolata»  


Voglio lottare per me. Per la mia vita, per la mia immagine, per ogni mio limite limitato solo da me stessa.
La lotta stava divenendo un’abitudine. Abitudine è ciò che si osserva sempre, ma è anche la semplice ossessione di ciò che non si osserva o di ciò che si vorrebbe osservare.
«Come si trova un nuovo amore?» chiesi un po’ triste e un pò ispirata a Federica Metrello. Lei mi guardò e alzò le spalle.
Se bastasse non scrivere più, credo che potrei astenermi dal farlo per un po’. Ma l’amore non è un’abitudine.