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Siamo Cosmopoliti. Blog di viaggi d'Arte, Fantasia e Regioni. Viaggi nel Cinema, nel Teatro. Cosmopoliti di città e di scena. Dall’Italia al romanzo, dal racconto alla fiction, dal Teatro all'economia. Confondere Letteratura, Arte, Città, Nazioni sarà un modo per incantare.

domenica 19 febbraio 2012

Cari Lettori de "La Bacheca di Cristina Neri. Il Chick Lit di Palermo"

Cari Lettori,
ieri mattina ho deciso di prendermi una pausa da "La Bacheca". Nonostante io abbia pubblicato soltanto 1/12 di quanto prevede il progetto finale, spero che le puntate che avete letto -o vi accingete a leggere- siano state di vostro gradimento per l'ironia e la semplicità. Non escludo che quanto prima io venga colpita da ispirazione e pubblichi un altro post con un'altra puntata, ma per il momento, fermezza permettendo, credo che mi fermerò qui. Con questo, quindi, non voglio dire che metto da parte il romanzo di Cristina Neri. Voglio piuttosto avere altre priorità e magari attendere nuove illuminazioni. Non so quanto potrò resistere a non creare nuovi intrecci con i personaggi che ormai conoscete, ma sono sicura che al momento sia la cosa più saggia.

Navigli, Milano


In questi mesi ci siamo divertiti, ora però la riflessione mi ha portata a questa conclusione.
Non mi dispiace per me: so che quando avrò voglia, potrò riprendere in mano tutto. Mi dispiace un pò più per il rapporto con voi: è incantevole vedere come le Puntate vi abbiano coinvolto... ricevere i vostri commenti, le vostre mail e vedervi condividere frasi e link è fantastico, senz'altro il momento più bello. E di questo vi ringrazio.
Certa che alle vostre sollecitudini non riuscirò a dire di no, vi chiedo di attendere e qualora dovessi pubblicare troppo presto nuovi episodi ricordatemi le parole "...senza siddiàrisi di sognare". Così rispetterò una promessa. 

Vi ringrazio tutti e a presto :)
Giuseppina 

domenica 12 febbraio 2012

La Bacheca di Cristina Neri. Il Chick Lit di Palermo (Tredicesima Puntata)

Dopo un’attesa estenuante e la prima bocciatura ingiusta all’esame di Diritto, uscii da viale delle Scienze ancora profondamente offesa e incredula. Certe volte gli universitari di Palermo sembrano delle vittime, carne da macello, un macello sociale; altre volte sono soltanto il ritratto in scala della società contemporanea, ma è un ritratto notevolmente concentrato di colori; rappresentano la media percentuale approssimativamente più vicina al reale stato delle cose, tanto da spazientire la donna più fedele. Gli studenti di Palermo sono, infatti, innamorati, sono innamorati e lottatori, sono i catulliani della propria città e della Sicilia. Ancora di più lo è chi non va via, sapendo resistere alle crisi d’amore e superandole sino al logoramento personale. Romeo, caduto nell’intreccio della tragedia, si avvelenò e Giulietta si trafisse pur di seguirlo. Loro sono il grande esempio d’amore ed io il mio bacio a Palermo lo diedi.
Al ritorno dall’Università una signora stette quasi per mettersi sotto la mia macchina: dopo che una colonna di autisti non le aveva dato la precedenza, pur di passare non si preoccupò del mio arrivo. Nonostante mi avesse ben vista attraversò la strada. Era impettita e sgomenta. Frenai e sorrisi anche. Un sorriso… Aaaah, le lacrime di una donna non valgono così poco! Né un esame universitario, né un amore andato a male. Non così poco davvero. Quella vecchia e tenace palermitana mi rese orgogliosa.

Benché il turbamento per lo studio mi scuotesse la testa, da tempo il cuore e lo stomaco erano saturi di altri problemi e lo dimostrava il desiderio ininterrotto che avevo di torciglioni e torta setteveli.
«Che mala razza gli avvocati!» dissi telefonicamente a Federica «Di laureati, laureandi e studentelli di Legge ne ho abbastanza. Ho fatto il pieno» la nausea era evidente sul mio viso «…dal benzinaio e tra poco passo sotto da te, appena ti faccio uno squillo scendi»
Dopo due ore ero già di ritorno verso casa.
Alcune persone per negare lo trovano il coraggio, lo trovano per istinto di sopravvivenza, anche se ciò vuol dire far male ad altri. E il cattivo della mia storia aveva tirato fuori un coraggio che sino ad allora non si poteva immaginare che possedesse. Un coraggio ingiurioso e vigliacco.
Me ne stavo su una poltrona a riflettervi sopra. Facebook acceso ed io di fronte al pc.
La paura che tutto finisca, non permette di essere amati, fa fuggire. Ma non volevo fuggire più. Lo avevo sempre fatto. La storicità dei Ventotto Giorni è un’altra costante della mia vita. Superare ventotto giorni insieme ad un ragazzo voleva dire già molto. Doveva essere emblematico per alcuni, ma stoltezza, convenienza ed ira annebbiano la vista e non lasciano cogliere i segni della verità. D’altronde non tutti sono bravi nel fare analisi. Fuggivo in amore come se volessi che qualcuno mi fermasse, un po’ come quando mangiavo e volevo che qualcuno mi bloccasse. Volevo un eroe insomma, ma non c’era nessuno che lo facesse, se non in maniera errata. Volevo che mi fermassero così da rendermi conto di quanto mi volessero bene: le fughe erano degli esperimenti, ma sino ad oggi pare che nessuno sappia come comportarsi in amore. Ero meglio dell’ISTAT per le quote amorose: statistiche e analisi socio-cardiache erano i miei risultati di laboratorio, io e i miei amici eravamo le cavie.
Che poi da sempre le donne fuggono. Quelle che venivano continuamente dette ritrose nel Trecento e nel Quattrocento erano soltanto donne serie e coscienziose: gli uomini di quel tempo avevano qualcosa che non andava, passavano dall’essere amanti all’essere misogini.
E poi.. Ovvia! Petrarca piangeva sempre per amore. Un uomo che piange dà senz’altro speranza (forse non tutti sono insensibili), ma piangere sempre e immortalarlo in ogni componimento è davvero frustrante. C’è un limite al decoro e un uomo quando piange così o è sincero –sì, c’è un margine discreto che lo sia- o vuole nascondere la propria infingarda malvagità o è gay. E una donna non può prendere come marito un complessato, il malefico Jafar o un uomo che non può amarla nel modo in cui andrebbe fatto. Anche perché altrimenti non ci sarebbero più poesia, antagonisti ed impossibilità.
Non saprei da dove partire, quindi ritorno sui miei passi, prima o poi riuscirò a schiudere un’altra porta… so che bisogna andare sempre avanti nella vita, nella morte, ma io amo il mare e seguo il senso delle maree e della risacca.

Dio è il più grande scrittore di tutti i tempi, il creatore di intrecci più squisiti ed incalzanti dell’umanità. Ogni incontro che facciamo ha cause e conseguenze singolari e romanzesche. C’è sempre un motivo se conosciamo gente che in futuro non avremo più accanto ma che in quegli attimi di presente crediamo essere necessari ed indispensabili.
Ero in attesa di parlare con il professore di Diritto e, come una bambina, tendevo a farmi sopraffare dalla timidezza.
“Non distogliere lo sguardo” mi ripetevo.
Alla fine mi ricevette nel suo studio e gli dissi di alcuni problemi insorti durante l’esame. Mi ammise all’appello della settimana dopo.
Guidai sollevata e parzialmente soddisfatta verso casa. Il Politeama era luminoso e caldo. Il sole sembra essere così attratto dalla Sicilia da starci disteso sempre accanto, come l’amante buono che protegge la propria donna ancor prima che ella si sia svegliata e che la ammira in silenzio.
È meraviglioso andare, è meraviglioso restare.
Cambiare è indispensabile. Ed eccita. Tutto ciò che muta prima o poi apporta grandi cose nelle nostre vite. Che siano grandi dolori o grandi gioie questo importa a chi non comprende che veniamo condotti sempre allo stesso punto di arrivo. Illudersi che, trovata la felicità, questa si possa mantenere, è una delle più bizzarre bugie che ci insegna la fantasia. La felicità c’è, ed è formidabile, ma c’è anche la sofferenza, che ci devasta. Ma è un ciclo e bisogna che non ci trovi impreparati.
Dunque è meraviglioso andare, è meraviglioso restare. Preparai il biglietto per tornare in città.
Sembra sciocco, ma bastava trascorrere quattro giorni a Palermo per voler tornare nella mia provincia. Ed era sempre un cambiamento. Il viaggio in autobus era rivelatore. La natura è rivelatrice. Passarci con occhio veloce, attraverso il vetro dei finestrini, faceva accelerare le riflessioni e aprire a nuove conclusioni.
Ma non ci poteva essere pace, ancora.

«Una donna oggi mi ha insegnato che “se non si fa, si diventa pazzi o viene il cancro”» mi disse a telefono Bice.
«Addirittura!» le risposi «E chi è stato, se posso chiederti?»
«La badante di mio nonno»
La mia amica non vide la mia espressione ma gliela descrissi ugualmente. I miei occhi avevano bisogno di essere narrati. Certe allusioni erano così inopportune da richiamarne altre.
«Premurati affinché la tua malizia non ti faccia diventare anche bigotta» mi disse.
Non trattenni una risata.
«Sai che non lo sono, lo sembro al più, ma non sono bigotta» risi ancora.
Pensai che nulla fosse più affascinante di una storia vera. Mischiare la realtà alla fantasia o all’ignoranza poteva risultare esplosivo per il pubblico. E le battute ad effetto, se non affettate, divengono di un suono amabile.

Arrivai in città e il giorno dopo piovve.
Quando il tempo segue le mie emozioni mi sento meglio, mi piace quando ciò avviene. Mi piace quando il tempo segue le mie emozioni.
Il grigio delle nubi, il peso del cielo, era lo stesso di quello che si sente certe volte sopra il petto. Ciò aiutava a sostenerlo. Stetti tutto il giorno a casa. Triste. Ripassai poco per l’esame.

È la stessa sensazione. Quando ti innamori, quando avviene il colpo di fulmine, è la stessa, medesima sensazione che si prova quando si è appena evitato un incidente in auto e si guarda il conducente dell’altro lato. Uguale intensità. E oggi non so se mi sono innamorata od ho evitato un incidente.
Passai dalle mie scuole come se fosse un rito propiziatorio. Avevo bisogno di ricordi positivi, dovevo ricordarmi chi ero. Mancò pochissimo, ma scansai un tamponamento. Il ragazzo dell’altra macchina lo rividi soltanto dopo tanto tempo.
Forse mi resi conto di una cosa in seguito a quel mancato scontro.
La gente chiede aiuto e noi non ce ne accorgiamo neppure. Chissà in quanti urlano dentro di sé, mentre bruciano le ferite.
Ma c’è troppa umidità in città, l’Italia è troppo umida, perché certe ferite si richiudano.
Quindi mi viene da chiedere chi conosce un buon cicatrizzante?
Nella vita è bene imparare a perdonare sin da piccoli, altrimenti bisogna ricordare a chi ci circonda di procurarsi una gran quantità di garze sterili e di cadexomero iodico. A sapere come certa gente non sia capace di perdonare e reagisca devastando ogni cosa, non dico che avrei evitato le conoscenze, ma certamente sarei andata da un rivenditore all’ingrosso di medicinali e avrei fatto del cotone sterilizzato i miei abiti migliori.

«Non posso, Fè, non sarebbe giusto, non posso proprio»
«È una jungla! Devi essere King Kong, non Cita!»
Grazie, @Federica Metrello, per la splendida metafora di oggi.
Ah, gli amici! Non sarò stata previgente con le garze, sì, non sono stata per nulla prudente, e così mi sono lasciata lacerare come da delle fruste. Ma… vedete… a curarmi, come vi ho già detto ho avuto gli amici, il mio esercito. A turno, uno dopo l’altro, si sono alternati nelle cure, come un gruppo di infermieri volontari: uno vegliava durante la febbre dell’infezione, altri si adoperavano durante i vaneggiamenti notturni, altri di giorno, alcuni parlando, altri stando in silenzio, alcuni mi hanno fatto piangere e riprendere, altri mi hanno nutrita e vestita. Tutti meticolosi e adempienti ai loro compiti. Vi assicuro. Alla mia imprudenza hanno riparato loro. Se io fossi una Città, loro sarebbero le Mura. Ma non tutti hanno questo beneficio, non tutti si ritrovano tanti amici nelle intemperie. Non ho visto volgermi le spalle da nessuno.
Sappiate cogliere sempre i giusti indizi nella vita e scoprirete molti più significati di quelli che credevate. Io ho scoperto molta più innocenza di quanta dubitavo di avere.

Soccu cumminavi…
Quando non si sa scegliere, quando non si vuole scegliere, bisogna allora ricercare un equilibrio, si scivola verso un equilibrio e lo si trova… ed è più difficile trovare e mantenere gli equilibri di una vita piuttosto che fare una scelta atona. D’altronde cosa scegliereste voi? L’arcobaleno o il bianco? La tv a colori o quella in bianco e nero? È  tutta una questione di colori e tonalità. Preferireste vedere tutti i colori dell’arcobaleno o solo il rosso? Scegliereste mai di vedere il mondo con meno colori di quanto vi sarebbe consentito? Di quanti ne possiede?

«Per sempre» sbuffai in compagnia di una delle più ciniche delle mie amiche, Federica Metrello «Il Per Sempre uno lo pronuncia e la sorte cambia» continuai.
«Sì, d’altronde con Nino tutti mi vedevano sposata e sappiamo com’è finita»
«Sì, ricordo, lo credevo anche io… la mattina gli portavi la torta per colazione»
Federica rise e aggiunse «So che se tu trovassi un uomo che ti porti una torta a letto la mattina anche tu ti vedresti sposata»
«Già, Un ragazzo e un dolce entrambi a letto» aggiunse Flavia «come il telefilm»
«Ma tanto tutti sappiamo cosa preferiresti, go-lo-so-nA» incalzò Federica con il solito sguardo.
Risi «A proposito! Quando andiamo al Golosone? Alcune colleghe vogliono venire da queste parti nel fine settimana»
«Nel fine settimana?»

Quando un peschereccio italiano venne sequestrato da navi straniere, formulai un unico pensiero.
Le Nazioni sono come le persone. E viceversa. Le persone sono come le Nazioni. Per esempio io sono come l’Italia: mi potrebbero sparare alle gambe, ai piedi, io riuscirei a perdonare. Si, urlerei, parlerei a raffica e inveirei ma alla fine non agirei. Questa è colpa e merito della mia educazione religioso-istituzionale. Ma non tutti sono come l’Italia. L’Italia deve ancora imparare, crescere e smettere di perdonare, facendo del male morale a se stessa. Ma allo stesso tempo argina il sopraggiungere di altre devastanti conseguenze.

Tempo dopo, in un momento di debolezza scrissi una frase su facebook:
Amore Mio, non ho avuto il coraggio di darti la lettera. Il tempo ha permesso che l’animo si quietasse e l’indifferenza vestisse i miei panni. Gli amici mi hanno protetta, custodendomi tra le loro parole, rassicurandomi con i loro consigli, rabbonendo i miei istinti e trattenendomi nella corazza dentro la quale tuttora vacillo. Li ringrazio. Spero imparerai, ma in un modo diverso da quello con il quale ho imparato io.
Quando accadono eventi strani o avvengono cose da cui non riesco a vedere il lieto fine,  scrivo lettere. Ma si tratta di destinatari importanti, persone alle quali voglio molto bene. Mesi addietro avevo scritto una lettera al mio ex in cui chiarivo tutto. Una lettera che certamente non ho consegnato ma che è servita. Ogni cosa che ho scritto non ha fatto altro che chiarirmi le idee. Io ho ben analizzato ogni momento. Ho riscontrato colpe e meriti. Chi non ha fatto chiarezza non sono io. La lucidità alla quale sono pervenuta è la stessa che hanno continuano a voler mascherare, oscurare i miei antagonisti.
Una mia amica non mancò di commentare il mio stato chiedendomi cosa mi succedeva. E così le risposi:
Amica mia, non lo so proprio. I periodi pre-esami lasciano sbigottita pure me. Ho imparato ormai che sono devastanti… faccio, scrivo e dico cose strane. Poi se ascolto canzoni dolci e romantiche mi immedesimo. Ogni volta che credo che la ferita si sia chiusa mi ritrovo ad osservarla ancora aperta.
Mi rendo conto che davo l’impressione di una che si stava dissanguando, ma in amore chi soffre meno di così?
Avete mai notato come si muovono Anna Oxa e Patti Pravo quando cantano? Come muovono le braccia e tutto il corpo? Ecco, questo è l’andamento, questi sono i movimenti che fa l’anima di una donna innamorata, straziata dall’amore, ma giunta alla comprensione.
Ma non era finita quindi condivisi un’altra frase:
Me lo concedo. Sono triste. Sono anche furente. Ho uno  strano istinto e una strana natura. Riesco per gli altri ma non per me. Mi concedo di essere triste adesso. Poi riprenderò a sorridere, perché è una cosa che faccio da sempre. Sin da piccola. Sorridere anche con i lacrimoni sulle guance. Quindi adesso devo solo buttare fuori tutta la tristezza, rimanente o repressa. Devo solo piangere.

Non vedevo ombra di virtù. Poco studio, tanto cibo, poco sport.
Un disastro. Da domani si ricomincia. Lottare e sedurre. Studio, sport, università, scrittura, shopping.
Potevo ancora scegliere. Si può sempre scegliere. Ma che sia una scelta e non soltanto un cambiamento.