Informazioni personali

La mia foto
Siamo Cosmopoliti. Blog di viaggi d'Arte, Fantasia e Regioni. Viaggi nel Cinema, nel Teatro. Cosmopoliti di città e di scena. Dall’Italia al romanzo, dal racconto alla fiction, dal Teatro all'economia. Confondere Letteratura, Arte, Città, Nazioni sarà un modo per incantare.

mercoledì 4 aprile 2012

Intervista a Matteo Terzi, busker a Milano

In queste settimane ho conosciuto molta gente e fatto incontri con il pubblico straordinari: giovani, bambini e adulti; in Friuli e in Sicilia. Con ognuno abbiamo realizzato uno splendido dialogo e questa è una fra le cose più belle che mi ha portato l’aver pubblicato libri. 
Adesso però sono io che voglio farvi conoscere qualcuno. Ecco la sua storia. Domande e risposte vi presenteranno Matteo Terzi.


Dove nasci di fatto e dove simbolicamente?
Di fatto nasco in America, nel New Jersey. I miei genitori si trovavano lì per lavoro e dopo pochi mesi dalla mia nascita ci siamo ritrasferiti a Milano. Chissà, forse il fatto di essere nato viaggiando ha influito sulla mia vita "da grande" :-) Simbolicamente invece nasco a Lione, in Francia. Lì per la prima volta mi sono messo in gioco come musicista di strada. Lì per la prima volta ho capito che tipo di emozioni si potessero provare a vivere sulla strada. Non avevo soldi e non conoscevo praticamente nessuno in quella città, avevo solo la mia musica. E dopo essermi messo a suonare tra le sue vie per un mesetto buono mi ero praticamente costruito una piccola famiglia. Persone che venivano in strada apposta tutti i giorni a portarmi regali, offrirmi un pranzo o una birra. Ho i brividi ancora oggi a pensarci... fu davvero meraviglioso, dopo Lione non avevo più dubbi: la mia vita sarebbe stata on the road.

On the road. Un buon letterato associa il fascino di questa formula allo scrittore Jack Kerouac, in lui viene descritta l’America negli anni del jazz e nei suoi romanzi la musica e la strada sono il fulcro narrativo. Tu canti per le vie di città e metropoli, ma il tuo è un genere musicale diverso rispetto a quello della beat generation. Affascini il pubblico per la tua storia e il tuo modo di presentarti, tuttavia è lecito pensare che il più ammaliato dalla figura di busker (artista di strada) sia tu stesso. Sbaglio? Qual è il tuo modello? Esso è tutto musicale o anche letterario?
Non sbagli affatto, anzi complimenti per l'intuizione! È proprio così, ho sempre amato la figura del busker. Mi ha sempre affascinato questa vita fatta di umiltà e di libertà. Portare la propria arte gratuitamente nelle strade, sentirsi libero di prendere e partire quando vuoi (perché la musica, quella fatta col cuore, funziona in tutte le strade del mondo)... cosa c'è di più bello da vivere? Detto questo ti dico la verità, non sono mai riuscito a finire “On the road” di Kerouac. Sebbene sia stato un grandissimo letterato ho sempre visto i suoi viaggi come viaggi di piacere, come dire... un modo diverso di vivere una vacanza. Il punto fondamentale per me è: mantenersi viaggiando, quello significa davvero vivere on the road.

La qualità che più ti appartiene, ti è necessaria e che personalmente colpisce fra tutte le altre è la vincente ed umile sfrontatezza del saper cantare per strada con il sorriso.
Il coraggio, in ciò che fai, credi che sia indispensabile oppure è un’altra la chiave di lettura da dare alla tua crescente notorietà?
Si, credo di si. Vedi, ora non sembra, ma quando ho iniziato a suonare a Milano, ormai un anno e mezzo fa, di coraggio ce n'è voluto tanto. Sai, finché sei all'estero, dove non conosci e non ti conosce nessuno, anche se fallisci, prendi, parti e ricominci da capo. Nella tua città no. Qui è stata dura. E sono dovuto andare anche contro a molti colleghi musicisti che mi dicevano: "in Italia suonare per strada è da barboni, che cazzo vai a fare?" E sai quando ho capito di aver vinto la mia sfida? Quando ho visto quegli stessi musicisti che mi dicevano così andare anche loro a suonare in strada a Milano :-)

In quali città ti esibisci e su quali piattaforme? Mostra la natura internazionale e cosmopolita del tuo personaggio.
Come ti dicevo faccio base a Milano per la maggior parte dell'anno, dopodiché però mi prendo anche dei periodi per suonare all'estero. Due anni fa ho fatto appunto Lione, l'Ardeche, Montpellier, Perpignan, Vic, Girona, Tarragona, Barcellona, Valencia, Madrid e Tenerife. In queste città ho suonato in strada, come faccio a Milano. Imparando le lingue sul posto. Mentre l'anno scorso ho invece accettato alcune proposte di festival buskers (festival appunto delle arti di strada) in Italia, e ho suonato a Santa Sofia, Ferrara, Bologna, Pisa e Lucca.

C’è un genere che si addice alla strada più di altri? Molte sono le cover nel tuo repertorio: qual è il punto di unione tra esse e la tua sensibilità di artista?
In strada non si tratta di generi, ma di cuore. Se sei bravo la gente si ferma. Ma è solo se regali un'emozione che ti lascia una moneta. E l'emozione non la impari. Ce l'hai e la trasmetti solo se fai musica con sincerità, con coerenza. Le cover che suono, ad esempio, non le suono perché sono famose, ma perché ognuna di esse ha rappresentato qualcosa nella mia vita, è stata colonna sonora di un'emozione, e suonando quelle canzoni, mi sento di riesumare e raccontare quelle emozioni. Ecco perché non mi stufo mai di suonare. Mai mai mai. Se potessi suonerei anche per giorni interi.

Cosa pensi che manchi nel tuo percorso e cosa, invece, credi ti distingua rispetto agli altri cantanti? Per esempio la tua voce, cosa e quanto le riconosci?
Fino a qualche settimana fa mancava un disco del quale fossi soddisfatto. Sai, io non mi sento un grande professionista della musica, voglio dire, non è che dove mi metti canto e suono e sai che verrà bene perché sono un professionista. No, tutto al contrario, io per "rendere" ho bisogno prima di tutto di essere a mio agio, sentirmi accolto dall'ambiente che mi circonda... Ecco perché ogni volta che vado in uno studio di registrazione mi inibisco, la voce si raffredda e non riesco mai a portare a casa niente di buono e non ero mai soddisfatto delle cose che registravo. Allora mi sono attrezzato e mi sono fatto un piccolo studio in casa mia... certo la qualità di registrazione non sarà mai la stessa, ma chissenefrega! Ora posso registrare a fianco del mio letto, nell'intimità di casa. E questo si sente. Ora manca solo il disco di inediti, che dovrebbe essere pronto a giugno. Quello che mi distingue credo sia la sensibilità e la coerenza che metto nel mio lavoro. Vedi, di musicisti bravi ce ne sono tanti, ma in pochi riescono davvero a trasmettere qualcosa... Musicisti che magari cestinano canzoni e idee perché "sono troppo semplici, hanno troppi pochi accordi"... come se la musica bella fosse solo quella complicata... cazzate. Quando hai qualcosa da dire devi dirla, sia che arrivi con un accordo che otto cambi di tonalità.

Adesso parlaci del progetto “Soltanto Insieme”.
"Soltanto Insieme" è un progetto nato da un'idea di Daniela Argentino, una ragazza che ho conosciuto suonando in strada. Si tratta di un gruppo di persone che si riconosce nella mia storia per sensibilità, aspirazioni, valori e si mette insieme per costruire sogni. Daniela ha definito questo gruppo "la famiglia di adozione di Soltanto", e non c'è niente di più vero. Siamo in tanti che siamo ancora capaci di sognare in un paese ogni giorno più vicino al baratro. Non dobbiamo avere paura, ma parlarci, conoscerci e dare vita alle nostre idee. Per maggiori info ecco l'indirizzo :-) http://www.facebook.com/groups/293238807416118/

Busker, dicci tu cosa significhi oggi.
Busker oggi per me significa avere il coraggio di sognare. In qualsiasi campo. Voglio raccontarti questo aneddoto... suonando in strada a Ferrara l'anno scorso ho conosciuto una ragazza, Simona. Ci mettiamo a parlare e le racconto la mia storia, di come sono diventato busker. E lei rimane sbalordita, mi dice che sono una grandissima persona e che mi ammira molto. Dopodiché le chiedo “E tu? Che storia hai?” E lei mi dice che ha sempre sognato di fare l'architetto e dopo un periodo di stage sottopagati ha deciso di rischiare tutto quello che aveva da parte e anche di più, per aprire il suo studio di architettura, che negli anni è andato e sta andando sempre meglio. Oltre a ciò nei momenti liberi si veste da clown e porta il sorriso ai bambini negli ospedali. Le ho detto: “tra me e te il vero busker sei tu. Sono io che ammiro te. Si può essere busker anche senza viaggiare”.

Infine se ti dico “Il bianco della Signora Cognome” o “I racconti di febbraio” ti viene in mente niente?
Ho visto che sono i titoli di due tuoi romanzi, li ordino in libreria e poi ti scrivo dopo averli letti :-)

Un saluto ai lettori, un saluto da strada e un invito.
Più che un saluto, un ringraziamento a chi ha dedicato parte del suo tempo per leggere fin qui. Siamo bombardati di input in qualsiasi momento del giorno e della notte ormai, e trovare dieci minuti da dedicare alla mia storia non è banale. L'invito è per i prossimi concerti in strada, che potete trovare direttamente alla mia pagina a questo indirizzo: www.facebook.com/soltanto.
Grazie a te Giuseppina.