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Siamo Cosmopoliti. Blog di viaggi d'Arte, Fantasia e Regioni. Viaggi nel Cinema, nel Teatro. Cosmopoliti di città e di scena. Dall’Italia al romanzo, dal racconto alla fiction, dal Teatro all'economia. Confondere Letteratura, Arte, Città, Nazioni sarà un modo per incantare.

martedì 13 novembre 2012

Aprirò a caso i miei appunti, i miei taccuini e riporterò qui alcuni aforismi, certe frasi. Ma se non li leggerete con gli occhi giusti, sono certa che non troverete nulla di interessante.


<<Lu vitti masculu!>>

Se scriviamo fiabe, qualche volta, lo facciamo per privacy.

Un giudice dovrebbe sempre informarsi sul segno zodiacale dei propri imputati.

Quando realizzai di non credere più, mi sembrò di aver perso tutto.

Non ero io che cercavo il perché di ogni cosa. Semplicemente c'era un perché per ogni cosa.

Essere volubile era la mia risorsa.

La migliore vendetta è la presa di coscienza.

In amore vale il "lascio e raddoppio".

E allora capii che lo sguardo folle era lo stesso del dolore o dell'effetto del flash.

Ciò che è chiaro, non sempre è evidente.

Certe volte temevo di scambiare la mia città per un circuito.

Un uomo così bello non doveva fare lo steward, doveva soltanto essere delle donne.

Che cos'è questa smania? E' la musica? E' la sconfitta? E' l'amore?

Mi dispiace davvero per tutto ciò che non riesco a rispettare. Promesse, condizioni. Amori.

Adoravo ciò che riuscivo a mantenere. Promesse. Amici. Amori.

E' così che si torna indietro nel tempo allora. Bastava una corsa e uno pseudo-amante.

Quale donna non conosceva disperazione?

Qualche volta convincersi di se stessi diventa un talento.

Quando il mio sogno sarà il matrimonio, sceglierò l'attore più bello.

I cani sarebbero stati ottimi scrittori se avessero potuto: erano osservatori, solitari e fedeli.

Correre è scappare? 

I sogni che possiedo sono più grandi di me, li ho nutriti per 20 anni.

Il momento più bello è durante gli esami di economia: comincio a scrivere.

Sono cresciuta spartanamentecon due fratelli, in mezzo a tanti amici maschi, giocando a calcio, alla playstation. Cosa che alle ateniesi non era permesso. Poi sono diventata un pò ateniese. Io le ateniesi le immagino un pò come quelle giovani ragazze, sagge che tuttavia non vengono prese in considerazione dalla società, loro vivevano al chiuso delle mura domestiche senza avere voce in capitolo. Tante volte mi sono sentita come una pacera, una mediatrice ma senza successo. Bene se avessi studiato prima Storia Greca con la Bearzot avrei fatto Amediade molto più spartana di quanto non sia. Lei è un pò spartana e un pò ateniese.

Così essere scrittori implica il patire sofferenze standard. Si comincia con l’avere amori impossibili, quelli ideali che nascono prima dei venti anni e che ci si porta per tutta la vita. Si finisce con il cadere in triangoli sgraziati e tempeste emotive tipiche della menopausa.
L’uomo si illude di essere unico, diverso. In realtà siamo tutti uguali, tutti uguali eccetto di fronte la legge. Tutti uguali nelle emozioni. Le storie si ripetono. È per questo che gli scrittori patiscono tragedie comunissime. Il tessitore fa si che gli autori si ritrovino in determinate circostanze. Ed è da questo, scrivendo di cose che tutti proviamo alla stessa maniera, che è derivato il mio successo. Ma adesso ho ventiquattro anni, allora non avevo ancora nessuna ricompensa dal dolore. Il dolore viene ringraziato sempre dopo, dagli artisti.

Le parole possono dire molte cose, ma i fatti, i fatti urlano. Urlano così tanto da stordire.

Il mondo è pieno di persone che si abbandonano. Anche solo per attimi. Ma chi li regge i distacchi? Due fidanzati si lasciano, devono riflettere e decidere sul da farsi. Ci si lascia per riflettere perché anche l’Amore più grande ha i suoi dubbi. Sebbene possa suonare egoista, la confusione rimane in noi in base al bisogno che si sente dell’altro.

Non importa se si viene sconfitti, feriti, durante la lotta. L’importante è lottare sino alla fine. Io per quel giorno avevo lottato, tornata a casa avevo solo bisogno di un po’ di riposo. L’indomani sarebbe andato meglio. Tutto va meglio dopo uno scontro.

Nella vita le giuste alleanze contano moltissimo. Ne va delle nostre personalità che mutano e migliorano e peggiorano a seconda. Che cosa magnifica sarebbe creare un'unica, enorme, ermetica alleanza. Ci priviamo dell'evoluzione stando in guerra.

Quando finisce qualcosa, tutti sappiamo il perché; quanto meno sappiamo cos’è successo. Potremmo insomma ricostruire la verità dei fatti, se solo lo si volesse. Ma non tutti lo fanno, non tutti lo preferiscono. È così che ci ritroviamo in situazioni orrende.

Quando sono nata c’era così tanta gente nella stanza che mi mancò il respiro, cominciai a respirare affannosamente, così mi disse mia nonna che mi aveva osservata prima che gli infermieri mi portassero in un’altra stanza. A distanza di ventiquattro anni posso constatare che tutt’oggi troppa gente non mi lascia respirare. La differenza è che oggi sono io ad uscire e ad andare via, forse lo faccio troppo velocemente ma vado via a cercare l’aria per sopravvivere, devo farlo.

«Il cioccolato riassume noi donne. Dolcezza, bontà ed estrema perversione» dissi.

Ero un’economista e piuttosto che studiare l’indice azionario FTSE MIB, provavo a risolvere le deformi ragioni che portavano gli uomini a troncare i rapporti.

Da qualche minuto ero sull’autobus da Palermo verso la mia città. Dal vetro guardavo i palazzi del centro. I manichini dei negozi erano le statue di oggi. Era arte deviatrice. Certe vetrine si ammirano, quasi fossero quadri di Gauguin.



Triangoli. Ve l’ho detto la scorsa volta: i numeri sono importanti. In amicizia, ad esempio, credo che il numero perfetto sia quattro. Quattro amiche è Il Numero. Potrei farvi tantissimi esempi di quartetti indimenticabili presenti in film, libri o nella mia vita.
In amore è diverso. Il numero è tre. A chi non  capita almeno una volta di dover scegliere tra due persone? L’amore bisogna sceglierlo. È così che si deve fare i conti con l’aut aut più difficile per una donna confusa.