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domenica 29 settembre 2013

Sul Plurisignificantismo casuale

Il Plurisignificantismo casuale è un’espressione artistica di questo, da poco iniziato, XXI secolo. Ad oggi vede complete cinque tele non ancora esposte.
Immaginare un colore, prendere una tela bianca, dipingere in maniera vaga e distante, dare senso di movimento e forse di miopia.
Ma più centrale è la seguente affermazione, la seguente azione è infatti l’essenza plurisignificantista: attribuire all’opera più significati, soltanto alla fine, una volta completata la stesura, significati nati in maniera del tutto casuale, senza uno studio precedentemente svolto. Nella fase di pittura tuttavia può essere naturale cominciare a intravedere il senso o individuare le potenzialità di ciò che si sta delineando.
Un quadro dovrà essere contemporaneamente una stagione, una natura o qualcos’altro ancora. Chi guarderà la tela dovrà usare la propria immaginazione e la spiegazione dell’autore, perché il disegno uscirà talvolta fuori dalla tela stessa. Chi non ha fantasia e chi non ama ascoltare storie di rado apprezzerà la narrazione di questa corrente.
Riuscire ad osservare il quadro da punti di vista diversi, da base e altezza roteate, darà luogo a rappresentazioni diverse.
Il Novecento, come ogni secolo, artisticamente è piaciuto a chi lo ha fatto e a coloro che lo hanno voluto raccogliere. L’arte è affascinante, ed è resa tale dall’attrattiva che sviluppano l'uomo e le grandi metropoli internazionali e mecenatiche. E' stata filosofia, quell'arte, qualche volta forzata e fastidiosa. Non sempre è stata bella, non sempre è stata ben accettata, sebbene fosse espressione di uomini e di un’epoca travagliati. Ma è bello incontrare chi si definisce artista, anche se non ha talento, anche se non ha grandi idee, perché crede di avere sentimenti, e con il crederlo, alla fine almeno un po', i sentimenti si creano. Quindi ben vengano anche le più sciupate espressioni, che ben vengano le imitazioni o le schifezze. Bisogna che tutti sperimentino se stessi, almeno un po'.
Miope, astratto, denso, dissolto, fantasioso, ma anche globale, acceso, un pugno all'occhio: viene accettato qualsiasi aggettivo o espressione, purché siano attribuibili più significati, più nomi all'opera. Questo resta il Plurisignificantismo.

Monti.
Primavera.
Tela #1 (2012) 
Mari.
Inverno.
Tela #2 (2012)
Campi.
Autunno.
Tela #3 (2013)
In letteratura "Il bianco della Signora Cognome", racconto da me pubblicato nel 2010, presenta una sorta di Plurisignificantismo, tuttavia magico e non immaginario, quasi fosse stato l'inconsapevole manifesto di quest'espressione d'arte visiva.

Cieli.
Estate.
Tela #4 (2013)


Porto Lontano.
Occhio di Pettirosso.
Tela #5 (2013)

Con uno sguardo sempre volto anche al passato, bisogna dunque giungere a chiedersi:
«Le mie tele hanno più significato?»
E la risposta dovrà essere:
«Non ha più significato, ha più significati»
La casualità è la cosa più pittoresca che io conosca.