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Siamo Cosmopoliti. Blog di viaggi d'Arte, Fantasia e Regioni. Viaggi nel Cinema, nel Teatro. Cosmopoliti di città e di scena. Dall’Italia al romanzo, dal racconto alla fiction, dal Teatro all'economia. Confondere Letteratura, Arte, Città, Nazioni sarà un modo per incantare.

lunedì 8 dicembre 2014

A vita serrata

A vita serrata
marciare tra le vie delle città.
A vita serrata
agglomerarsi per le scale
della metro.
A vita serrata ci si muove di notte
tra polizia d'alabastro
e manifestanti d'alabastro,
tra poliziotti rabbuiati
e manifestazioni rabbuiate
da ideologie cazzare.
Ideologie cazzare
che bloccano il flusso umano
e la curiosità più prudente.
I tacchi, gli elicotteri, la nonna,
suoni da Novecento, rumori  da guerra,
le donne ammoniscono le fila familiari,
mancano tamburi e abiti primitivi
per le contorsioni secolari di scontro.
C'è chi osserva la fiera sotto al Duomo,
continua a vita serrata.
La cattedrale sta lì,
sussurra pacifica a chiunque
« Bisogna stare a tutto questo. »
A vita serrata, le dico.
Facciamo da poeti.

(8 dicembre 2014, Milano)

giovedì 20 novembre 2014

Giuseppina Biondo's Poems

By Giuseppina Biondo
English translation by Katia Smaldone


A poem recited by a drunk poet,
maybe while he is peeing in an alley
(Author-entry: read it rapidly in order to recreate the sound, slowly in order to understand its meaning)

The sun turns everything into other colors,
and it is not a matter of light.
The land, the skin, turn red;
the fields, the hair, turn blond.
Yet it is not the light.
It changes as burns change into healings,
it changes like marker pens and so on.
It changes like fragrances do.
Still the Sun is not the Earth
And the Earth does not change the Sun.
« And wine?
Does the wine change in the sun?
It changes color perhaps? »
Wine is not the land and the
Earth changes the wine.
Sun is poetry,
the ground its poetics,
the wine makes poetry.
But poetry is when
someone decides to turn ravings into something brilliant.
The flowing and sing-song, frenetic, concise nonsense is poetry.
The different, the same language
Wine is poetry, when not drunk.
The brilliant delirium is the natural one,
the exhausted, torn, darkened one.
And the sun changes the colors,
it darkens the ravings,
it is poetry.

(9th July 2013, Milan )



I didn’t want to be understood

I didn’t want to be understood,
neither the seas, nor the men could understand me,
neither the winds, nor the aborigines of the space,
neither the fields, nor the future migrants of time.
The grass surrenders to the feet, as I do to life.
And people raise rancor and scandal, like the sun of the East.
People lower sails of rage,
and I wasn’t understood.

You poetess or poet that are or will be,
what push makes us firstly believe that we want to be understood, accepted, interesting, graduated?
Seduce everybody? No, I won’t.

Understand me, poets of all times, just you, my only listeners!
You poets who listen, you listeners who write poetry, the poetry is hereditary.
I now inherit it from Whitman (this one is Whitman!), now from Sappho (the first one!), now from Panagulis (the one of yesterday!).
They, the I of tomorrow.
You poets who listen, you listeners who write poetry, the poetry belongs to the elite.
Now it belongs to the humble peasant,
now to the humble worker,
now to the artist who, pricing them, sells his own works.
Always belonging to the mind, always to the modest sensitivity of the universe.

« You happen » the lover told me,
I happen, he was right.
My lover, maybe she or he:
I can’t remember his or her place anymore
I don’t know its shape,
I don’t know its body.
We happen in life, on the Earth, on earth,
we happen in the singing and we happen in cheeriness or when we fall down.

I happen, I occur, I inherit, I am way ahead.
Forgive me, or forget me!, if I blundered,
if  I misused the poetry I received,
without strenghthening it with glory.

Yet the summer will come, when you will smile again,
dead, sad, corrupted cities will revive,
 sweet wine will be back in parties.

Fear made us wise,
love made us mad,
courage made us brave.

The dreambinders walk alone.
Poets walk alone.
Walk.

(2nd September 2014, Milan) 



How do you sing the stranger’s love?

How do you sing the love of the stranger
who you end up not wanting when you happen to know him?
How do you sing what you wish,
if you did not fulfilled it after having it expressed.
Does he, the stranger, know
that is nice to think,
that touching his fingers is just frivolous?
It would be enough to have the permission:
the pupils dilate in the light of the possibilities.
Too much distance, how could she, the stranger, know?
Know that I think of her, that I would praise her even more,
exhausted from this fight between Fate, Love and Verses.

(5th April 2014, Milan)



How do you save a poet?

How do you save a poet?
When he stays there emotionless, gloomy, forging pains?
How do you save a poet alone in a room?
A poet who would rather not be one in that moment.
A poet who would rather not be alone in that moment.
A poet who would deny anything about him.
He hopes to be saved.

How do you save that man?
He feels the way
and I think he’s right.
He is on fire
and I can see the flame shooting high,
how fast does it burn!
How do you save the inspired man?
It sounds dramatic leaving him there,
yet who am I
to prevent a man from feeling?

(4th July 2014, Milan).



What do you do?

What do you do, young woman?
What binds you to constraints?
What do you do after you harmed your body
due to someone who does not deserve it,
even if he looks perfect?
What? What? What do you do?
What? What? What do you do?
If my questions are nothing but drops that fall and torture you,
your answers,
if they do not come now,
they will frustrate my never ending struggle.

(29th June 2014, Milan)



Express yourself

Express yourself.
Is the “I” that is asking you.
Express yourself.
Is the one who will follow that is asking you.
Express yourself.
Every time the dread of a defeat tries to hinder your tendency for life,
react, expressing yourself.

(29th July 2014, Milan)


lunedì 15 settembre 2014

La morte dei poeti recenti

L'altra sera ho pianto.
Ho pianto perché Oriana Fallaci è morta.
È morta otto anni fa,
e ho pianto solo l'altra sera,
perché non ci si dà pace
per la morte dei poeti recenti.

L'altra sera ho pianto.
Oriana Fallaci è morta.
È morta otto anni fa,
dieci mesi trascorsi da Un Uomo,
l'eroe, il poeta, la lettura, la verità,
la corsa, la ricerca, la lotta, l’amore,
la poesia, la vicenda, la cronaca, l’epica.
Ho pianto solo l'altra sera,
perché non ci si dà pace
per la morte dei poeti recenti.

Così vicina, così imprendibile,
così vicina e, per così poco!, inafferrabile…
Otto anni, Oriana, che non ci sei.
La morte dei poeti recenti
non matura presto
nei poeti nuovi
che hanno bisogno di voi,
che vi vogliono parlare,
che vogliono ereditare,
capire, confrontare, celebrare,
riconoscere,
l’anelito ispirato.
« Dove sei, Oriana?! »
Non mi dò pace.

Piango come da bambina.
Piango, non posso parlarti.
Piango, non potrai conoscermi.
Piango, non leggerò di te nulla di nuovo.
Piango, non leggerai di me nulla.

Forse che i tuoi occhi mi avrebbero messa a disagio?
Certo che lo avrebbero fatto!
Ma volevo il confronto!
Forse che mi avresti giudicata male?
Certo, ci saremmo anche scontrate,
ma dovevi sapermi!

Che non mi abbia letta Whitman: pazienza!
Che non mi abbia letta la Austen: pazienza!
Che non mi abbia letta Saffo: pazienza!
Ma tu! Non mi dò pace!

Che arrossisco a fare con la gente,
se non posso arrossire di fronte ad una madre letteraria?
Che mi agito con la gente, di che parlo?
A te vanno le riscoperte e le mie conversioni.
                      
(14 settembre 2014, Milano)

mercoledì 3 settembre 2014

Io non volevo essere capita.

Io non volevo essere capita,
non andavo capita né dai mari, né dagli uomini,
né dai venti, né dagli aborigeni dello spazio,
né dai campi, né dai futuri migranti del tempo.
L’erba ai piedi cede, come io alla vita.
E la gente solleva astio e scandalo,
come il sole da Oriente.
La gente ammaina vele di rabbia,
ed io non andavo capita.

Poetessa o poeta che sei o sarai,
quale colpo ci fa credere all’inizio di voler essere compresi, accettati, interessanti, laureati?
Conquistare tutti? No, non voglio.

Che mi capiate voi, poeti d’ogni tempo,
solo voi unici ascoltatori!
Poeti che ascoltate, ascoltatori che poetate,
la poesia è ereditaria.
Ora la prendo da Whitman (questa è Whitman!), ora da Saffo (la prima!), ora da Panagulis (quella di ieri!).
Loro l’Io del domani.
Poeti che ascoltate, ascoltatori che poetate,
la poesia è dell’élite.
Ora dell’umile contadino,
ora dell’umile dipendente,
ora dell’artista che, prezzandole, vende le proprie opere.
Sempre della mente, sempre dell’umile sensibilità dell’universo.

« Tu succedi » mi disse l’amante,
Io succedo, aveva ragione.
Disse l’amante mia, o forse mio:
non ricordo più lo spazio suo
e non so la sua forma,
il corpo suo quale sia.
Accadiamo nella vita, sulla Terra, sulla terra,
accadiamo nel canto e accadiamo nella felicità
o nel cadere.

Io succedo, accado, eredito, vengo prima di voi.
Che voi mi perdoniate, o dimenticatemi!, se non avrò fatto bene,
se avrò sperperato la poesia che ho ricevuto, senza accrescerla di credito.

Ma verrà l’estate in cui sorriderete di nuovo,
risorgeranno le città morte, tristi, mafiose,
il dolce vino tornerà nelle feste.

La paura ci rese saggi,
l’amore folli,
il coraggio coraggiosi.

I sognaggregatori camminano soli.
I poeti camminano soli.
Camminate.

(2-3 settembre 2014, Milano.)



lunedì 21 luglio 2014

Laurel Holloman, The Fifth Element . Vernissage à Paris.

De Giuseppina Biondo
Traduction de Simona Cascato


7 Rue Froissart, Paris. Il s'agit d’une boîte magique, la "Boîtes à musique", que comme un précieux carillon d'art visuel préserve les œuvres de la peintre américaine Laurel Holloman jusqu'à environ 20 Juillet; une boîte qui donne, lors de l’ouverture, le son du talent de l'artiste.
Au milieu de ce Paris pas encore nocturne, avec une Tour pas encore éclairée par les lumières de la soirée, avec la Seine pas encore traversée par les touristes arrivés de quelques heures, samedi 12 Juillet 2014, à la Galerie Joseph a eu lieu le vernissage privé "Le Cinquième Elément", une exposition élégamment présentée par la viticultrice Isabelle Van Rolleghem.
Dans la ville de l'Impressionnisme européen, de Bizet et Hugo, des gargouilles et des macarons, la protagoniste Laurel Holloman, l'attrait incontestée qui recueille les visiteurs de partout dans le monde, a exprimé l'excitation d'être une invitée très spéciale.
Les œuvres, disposées dans cinq chambres sont réparties selon les éléments de la nature: l'eau, l'air, la terre, le feu. "Le cinquième élément mystérieux," dit Holloman "est représenté dans les émotions de chaque pièce. "Peut-être qu’il s’agit d’une créativité abstraite et charnelle? Le Cinquième Elément semble être la Création même: d'abord, en tant que acte féconde de l'esprit, elle est invisible mais existante comme l'air; après, en tant qu’œuvre concrete et soumise à des autres émotions, elle est aussi tangible comme le reste des éléments.
Pour renforcer cette interprétation, il y a des œuvres, dont "The Painter - The Puppet" et " The Fifth Element”". La première, dont le titre fait référence à la fois à la figure de l'artiste et à celle d'une marionnette, donc l'artiste et la création, et comme l’architecte et l’ arrangement à la narration. Dans la seconde, on peut voir une autre forme, elle apparemment aussi femelle, entourée d' un tourbillon sur un fond blanc : il est ici perceptible un sentiment d'aliénation personnel pendant les temps de création. Dans cette collection j’aime, en outre, rappeler ci-dessus quelques œuvres.
"The Reach". Une des premières peintures partagée sur les réseaux sociaux par Holloman,, rappelle et se réfère au peintre Fernando Zobel. Le mouvement, les tons chauds et la manière dont la couleur est détendue expriment la détermination de poursuivre une direction.
"Into The Woods". Une forêt bleue ouvre l’exposition. Dans la première salle, on peut admirer ce grand cadre dans lequel on peut distinguer les troncs de la couleur de la mer. Dans le même temps il semble un rideau bleu qui a été abaissé, n'est-ce pas? Donc, la sortie par la galerie sera un peu comme quitter un théâtre.
“Map Of The World” Un paysage vu du dessus, une bande de terre délimitée par l'océan. Un cadre qui ferait tourner la tête: en tournant la tête vers votre gauche vous pouvez voir le profil d'un visage.



“The Ghost”, “Lilac Wine”, “Old Flames Burn Bright”, “New York, I Love You”. Quatre peintures qui sont liées inévitablement à le style et à les couleurs de "Red Rain", une oeuvre de Holloman exposée en 2012 dans le "Coeur Libre" à Paris. En particulier, "New York, I Love You" offre la vision d'une ville vivante, formée par plusieurs forces, mais quasiment intouchable et insaisissable, que diffuse, d’une manière non homogène, le regard de celui qui en observe l'énergie et la grandeur.
"Red Beach". Á partir d’une plage on monte vers le ciel à travers un paysage qui laisse à l'imagination de chaque spectateur la possibilité de définir ses frontières. Rivage, mer, ciel: d'où il commence et finit chacun d'eux? Il y a des paysages; je vous indique brièvement deux. Le premier, à partir de la base, a une plage jaune, immédiatement surmontée (où il devient plus sombre) par une vue sur la montagne; le ciel rouge se lève pour compléter la toile. Le second paysage qui apparaît, est une plage jaune, une mer qui est imposante, centrale et haute jusqu’à un horizon lointain, où le ciel a les mêmes teintes, légèrement nuageuses et lumineuses. Cette oeuvre a gagné mon affection.


“Native Dance ”. Le jeu des couleurs et les coups de pinceau utilisés par Holloman reproduisent la chaleur des ethnies  lointaines et anciennes, les mouvements de la danse serrée et les traditions joyeuses, qui sont loin de tous les temps. Les traits courts, quasiment fragmentés, rendent cette oeuvre différente des précédents.
En fin, je conclus avec Soul Chaser”, “Magical thinking”, “Unearthed”. Il y a des couleurs saillantes, métalliques, il est inhabituel et rare pour moi. Comme s’ils étaient des bas-reliefs rayés, ces trois toiles évoquent le regard du public avec beaucoup de curiosité et d'appréciation.

Une visite à Paris ne pouvait pas commencer dans une meilleure façon. Quand cette exposition sera terminée, il ne restera que se diriger vers le Quartier Latin, observer les bateaux parisiens sur la Seine et atteindre Notre Dame parmi les gens, les jongleurs, les rues suggestives des artistes et des hommes de l’histoire. Vous aimerez tellement Paris qu’il sera difficil reprendre la vie de toujours, comme si vous êtes revenus d’une croisière d’une semaine. Paris, Paris.










sabato 19 luglio 2014

Laurel Holloman, The Fifth Element. Vernissage in Paris.

By Giuseppina Biondo

English translation by Katia Smaldone



7 Rue Froissart, Paris. This is the magic box, the “boîtes à musique”, the precious figurative art music box which preserves until July 20 the artworks of the American painter Laurel Holloman, as a treasure chest that, once opened, reproduces the sound of the artist’s talent.
In a not yet nocturnal Paris where the Tower has not been enlightened yet by the evening lights and the Seine is still lacking tourists who just arrived, on Saturday, July 12, 2014 the Galerie Joseph hosted the personal vernissage “The Fifth Element” beautifully introduced by the winemaker Isabelle Van Rolleghem.
In the European city of Impressionism, of Bizet and Hugo, of macaroons and gargoyles, the protagonist Laurel Holloman, as the undisputed attraction that is collecting visitors from all over the world, revealed her excitement in being a special guest.
The works, arranged in five rooms, are divided according to the elements of nature: water, air, earth, fire. “The mysterious Fifth Element”, as Holloman points out, “is represented in the emotion of each piece”. Could this be the abstract and tangible creativity? The fifth element seems to be the very Creation: first, as a fertile act of the mind, invisible yet existing, like the air; after, as a concrete work subject to other emotions and tangible like the remaining elements.
To reinforce this interpretation there are some artworks such as “The Painter- The Puppet” and “The Fifth Element”. The first one whose title recalls both the painter’s figure and the puppet’s one, hence the artist and the creation, the author and the inclination for narration. In the second one another figure may be observed, apparently feminine, entirely surrounded by a whirlwind on a white background: the sensation of alienation typical of the creative moment is here clearly perceptible.
Furthermore, I’d like to recall below some works.
“The Reach”. One of the canvases Holloman first shared on the social networks which recalls and refers to the painter Fernando Zobel. The movement, the act of arriving, of running out: the warm tones and the way the color is spread convey the determination to pursue a direction.
“Into the Woods”. A blue forest opens the exhibit. In the first room you can admire this big canvas where you can distinguish trunks in the color of the sea. Could it be at the same time a falling curtain? Leaving the gallery is a little like leaving a theatre.
“Map of the World”. A landscape seen from above, a strip of land bordered by the ocean. A canvas that should make your head spin: if you turn the head to the left you can see a face’s profile.


“The Ghost”, “Lilac Wine”, ”Old Flames Burn Bright”, “New York, I Love You”. Four artworks which distinctly recall for style and colors “Red Rain”, Holloman’s canvas displayed in 2012 in her solo exhibition “Coeur Libre”, in Paris. In particular, “New York, I Love You” offers the vision of a living city, made of several forces but almost untouchable and elusive which scatters the gaze of the one who observes the energy and grandeur.
“Red Beach”. From a beach in the bottom, rising up to the sky throughout a landscape which leaves to each spectator’s imagination the possibility to define its borders. The shore, the sea, the sky: where do they start or end? Several landscapes can be observed, I will briefly describe two of them. The first represents on the bottom a yellow beach with immediately on its top, and in darker tones, a mountain view; the red sky rises up to complete the canvas. The second recognizable landscape is a yellow beach, a majestic sea in the middle which goes high up to a distant horizon where the sky has the same hues, slightly more clarified and bright. This artwork won my affection.


“Native Dance”. The game of colors and brushstrokes that Holloman played reproduces the warmth of far, ancient, ethnic groups and the movement of compact dances and joyful traditions, far from every time. The short strokes, almost fragmented, makes this canvas different from the previous ones.
Finally, I conclude with “Soul Chaser”, “Magical thinking”, “Unearthed”. Protruding and metallic colors so unusual and unthinkable to me. Resembling metal scratched alloy low- reliefs, these three artworks catch the spectators’ attention together with great curiosity and appreciation.

A visit to Paris could not start in a better way. At the end of this show you only need to head to the Latin Quarter, watch the bateaux parisiens on the Seine and reach Notre Dame, among the people, the jugglers and the striking roads of artists and men of history. You will be so in love with Paris that it will be tough to get back to your everyday life, as if you went on a one week cruise. Oh Paris, Paris.







mercoledì 16 luglio 2014

Laurel Holloman, The Fifth Element. Vernissage a Parigi.


7 Rue Froissart, Paris. Questa la scatola magica, la “boîtes à musique”, che come un prezioso carillon d’arte visiva conserva le opere della pittrice americana Laurel Holloman sino a giorno 20 luglio c.a., uno scrigno che regala all’apertura il suono del talento dell’artista.
In una Parigi non ancora notturna, con una Torre non ancora accesa dalle luci della sera e la Senna non ancora attraversata dai turisti giunti da poche ore, sabato 12 luglio 2014 presso la Galerie Joseph si è tenuto il vernissage della personale “The Fifth Element”, mostra introdotta elegantemente dalla viticoltrice Isabelle Van Rolleghem.
Nella città dell’Impressionismo europeo, di Bizet e Hugo, dei gargoyles e dei macarons, la protagonista Laurel Holloman, indiscussa attrattiva che sta raccogliendo visitatori da ogni parte del mondo, ha manifestato l’emozione di essere ospite d’eccezione.
Le opere, disposte in cinque sale, sono divise secondo gli elementi della natura: acqua, aria, terra, fuoco. “Il misterioso quinto elemento” afferma la Holloman “è rappresentato nelle emozioni di ogni pezzo”. È forse l’astratta e carnale creatività? Il quinto elemento sembra essere la Creazione stessa: prima, in quanto atto fertile della mente, invisibile ma esistente come l’aria; dopo, in quanto opera concreta e soggetta ad altre emozioni, tangibile come i restanti elementi.
A rafforzare questa interpretazione vi sono opere quali “The Painter – The Puppet” e “The Fifth Element”. La prima il cui titolo richiama sia la figura della pittrice, sia quella di una marionetta, dunque l’artista e il creato, un’artefice e la disposizione alla narrazione. Nella seconda è possibile osservare un’altra forma, anch’essa apparentemente femminile, avvolta da un vortice su uno sfondo bianco: è qui percepibile la sensazione dell’alienazione propria del momento creativo.
Di questa collezione mi piace, inoltre, ricordare qui di seguito alcune opere.
“The Reach”. Una tra le prime tele condivise sui social network dalla Holloman, richiama e rimanda al pittore Fernando Zobel. Il movimento, l’arrivare, il protendersi: le tonalità calde e la maniera in cui il colore è disteso esprimono la determinazione del perseguire una direzione.
“Into The Woods”. Una foresta blu apre la mostra. Nella prima sala è possibile ammirare questo grande quadro nel quale si distinguono tronchi dal colore del mare. Al contempo come non vedervi anche un sipario calato? Uscire dalla galleria sarà un po’ come uscire da un teatro.
“Map Of The World”. Un paesaggio visto dall’alto, un lembo di terra delimitato dall’oceano. Un quadro che dovrebbe farvi girare la testa: ruotare il capo verso sinistra vi consentirà di vedere il profilo di un volto.


“The Ghost”, “Lilac Wine”, “Old Flames Burn Bright”, “New York, I Love You”. Quattro tele che si ricollegano inevitabilmente per stile e colori a “Red Rain”, opera della Holloman esposta nel 2012 nella personale “Coeur Libre” a Parigi. In particolare “New York, I Love You” regala la visione di una città viva, formata da più forze, ma quasi intoccabile e sfuggente, che disperde, disomogenea, lo sguardo di chi ne osserva l’energia e la grandezza.
“Red Beach”. Da una spiaggia si sale sino al cielo attraverso un paesaggio che lascia all’immaginazione di ogni spettatore la possibilità di definirne i confini. Bagnasciuga, mare, cielo: da dove comincia e dove finisce ognuno di essi? Ci sono più paesaggi, ne indico brevemente due. Il primo, dalla base, presenta una spiaggia gialla, subito sormontata (laddove diviene più scura) da un veduta montuosa; il cielo rosso sale sino a completare la tela. Il secondo paesaggio ravvisabile è una spiaggia gialla, un mare che si impone centrale, alto sino ad un orizzonte lontano, il cui cielo presenta le stesse sfumature, leggermente più schiarite e luminose. Opera che si aggiudica il mio affetto.


“Native Dance”. Il gioco di colori e delle pennellate usato dalla Holloman riproduce il calore delle etnie lontane, antiche, i movimenti di danze serrate e tradizioni gioiose, distanti da ogni tempo. I tratti brevi, quasi spezzettati, rendono quest’opera diversa dalle precedenti.
Infine concludo con “Soul Chaser”, “Magical thinking”, “Unearthed”. Colori sporgenti, metallici, per me insoliti ed inauditi. Quasi fossero bassorilievi di lega metallica graffiata, queste tre tele richiamano lo sguardo del pubblico con grande curiosità e apprezzamento.


Una visita a Parigi non potrebbe cominciare in modo migliore. Alla fine di questa mostra non resterà che scendere sino al quartiere latino, osservare i bateaux parisien sulla Senna e raggiungere Notre Dame tra la gente, i giocolieri e le vie suggestive di artisti e uomini della storia. Sarete così innamorati di Parigi che sarà difficile riprendere la vita di tutti i giorni, neppure foste stati in crociera per una settimana. Paris, Paris.