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Siamo Cosmopoliti. Blog di viaggi d'Arte, Fantasia e Regioni. Viaggi nel Cinema, nel Teatro. Cosmopoliti di città e di scena. Dall’Italia al romanzo, dal racconto alla fiction, dal Teatro all'economia. Confondere Letteratura, Arte, Città, Nazioni sarà un modo per incantare.

lunedì 24 marzo 2014

E se foste stati con me ( Plurisignificantismo casuale - opera #8)

<<E se foste stati con me,
avreste visto la battaglia,
il bosco in combustione, il fuoco,
e le anime che cadevano.
E se solo foste stati con me,
avreste notato la verità,
la stessa nascosta dall'antagonista
che, ora verticale,
ha ancora il suo torace
nella storia di quelle vittime
consapevoli e sciocche>>

Guerra, bosco, confusione.
Russia, Crimea, Ucraina.
Anime che cadono.
Volti della narrazione fiabesca e mitologica.
Lupo.
Plurisignificantismo casuale, opera #8
(60x80)
19 marzo 2014


Io, Icaro

Io, Icaro,
mi accorgo di me?
La cera non resisterà
neppure questa volta?

Oh, io Icaro,
non mi accorgo di me.
La cera non resisterà
neppure questa volta.

Oh, Icaro,
è terribile!

Oh me,
è terreno.
Se tu t'accorgi,
resisterai alla cera
e al sole.

(10 marzo 2014)

~~~~~


È un dialogo tra me ed Icaro. Se lui si fosse accorto di se stesso nel presente, del momento in cui viveva, invece di pensare a ciò che avrebbe voluto fare, a ciò che voleva dire volare troppo in alto, si sarebbe accorto della cera che si scioglieva, dei rischi, della follia.
E allora io gli chiedo se sto facendo lo stesso errore.
Ma lui risponde che se mi accorgo di me saprò sopravvivere sia alla cera ( il tempo, la leggenda -lui ha resistito solo a questa) ma anche al sole (cioè vivrò bene).
Il sole è il vero discrimine: non è la cera a dovermi preoccupare, la quale anche se si dovesse sciogliere, potrebbe lasciarmi nella poesia, ma è al sole che devo stare attenta per vivere.



A me donna

A me donna,
e a voi che pure
lo sarete un giorno,
sia dato il canto,
l'elettricità
o tutte le forme

(7 marzo 2014)


venerdì 21 marzo 2014

Intervista ad Ivano Asaro

Le 10 domande + 1 di Joìne.
Tra mazaresi e mazzarisazzi.




Ivano Asaro,blogger mazarese, da tempo partecipe e attento osservatore delle dinamiche socio-politiche del territorio locale e nazionale, è senz’altro un personaggio interessante da conoscere e seguire. Esiste un modo per sistemare il cuoio dello Stivale italico, bucherellato dal vespaio desideroso sempre più di denaro e potere, qual è la società contemporanea. Il calzolaio sa che la pelle conciata si ripara con buoni valori e corrette informazioni, perché sa che ci vuole costanza e che bisogna conoscere la tecnica giusta. Il punto è… chi stabilisce il buono e il corretto? E chi ci trasmette la verità?
Chi di voi non si è sentito almeno una volta confuso dalle notizie contrastanti, a volte palesemente contraddittorie, dei telegiornali? La comunicazione dà potere e confusione. Se vi sentite confusi, sappiate che non state dalla parte di chi ha potere. Il che non è detto che sia un male.
Insomma sto divagando per introdurvi un giovane studente di legge che tramite il suo blog, “Canto Libero”, si è fatto promotore dell’iniziativa “#Iostoconrinogiacalone”. Di seguito un link che potrà esservi utile per ulteriori letture:
Adesso interessiamoci. Ivano, dato che io sono molto confusa, spero che mi chiarirai cosa sta accadendo, rispondi alle dieci domande e poi, una volta giunto alla fatidica 11esima, raccontaci la tua idea.


1) Introduci la tua biografia. A che età ti è stato chiaro cosa volevi diventare? Da quanto tempo coordini "Canto Libero"?

Ciao Giuseppina, ed un saluto a quanti avranno la voglia, e si spera il piacere, di leggere questa intervista. Ho 24 anni, e manca poco al traguardo dei 25. Non è che ci sia moltissimo da dire della mia biografia. Penso di avere ancora molto davanti e quello che c'è fin qui stato è la base su cui edificare il futuro. Sono nato a Mazara del Vallo (cosa che potremmo tra qualche anno definire un privilegio). Ho sempre vissuto nella città del Satiro Danzante, anche prima che questa opera bronzea venisse ripescata. Il mio percorso di studi è stato lineare, ho avuto anche piccole soddisfazioni e grazie alla mia famiglia ho capito il valore della conoscenza. Mi scuso se posso sembrare ipocrita o peggio banale, ma il valore della cultura, come strumento e punto di forza, è un valore imprescindibile che ho appreso dai miei genitori e che mi ha sempre guidato. Dopo gli anni delle elementari, in cui grazie al corso di giornalismo condotto da Liliana Pinta mi avvicinai alla scrittura, di cui conservo un felicissimo ricordo, sono giunto alla “G. Boscarino”, scuola media inferiore che è forse il mio vero punto di partenza. La “Boscarino”, così come la conoscono i mazaresi, è una di quelle scuole di <<frontiera>>. Il tema dell'integrazione, dell'abbandono scolastico, della povertà, sono arrivate in questo plesso 5 e 6 anni prima che in altri, almeno complessivamente. In questo contesto il sempre alto contributo della mia famiglia e di un buon corpo docenti mi ha fatto comprendere come la superficialità sia uno dei peggiori mali della nostra società. Un ricordo caloroso di quegli anni ed un ringraziamento vanno specialmente a due insegnanti: Antonio “Totò” Truglio, che ha anche ricoperto incarichi politici nella nostra città, e la professoressa Lidia Valenti, insegnante di quella materia indefinita, e perciò speciale, che è l'Antologia. Inoltre sarebbe per me impossibile non guardare con nostalgia agli anni del giornalino scolastico, di cui ero redattore, guidato dalla professoressa Nastasi. In quegli anni, grazie anche a compagni che credevano in me, ho ricoperto l'incarico, purtroppo allora solo simbolico, di baby consigliere comunale. L'arrivo al liceo Scientifico “G.P. Ballatore” mi ha dato una grossa fetta delle consapevolezze attuali. Insegnanti come Antonella Bianco, Amalia Marino, Grazia Maria Ciulla sono colonne del mio attuale bagaglio di conoscenze, che mi piace spesso citare quando devo parlare in pubblico. Il liceo “G.P. Ballatore” è un posto particolare, e chi lo ha frequentato sa che, in quel contesto, <<si cresce, si matura, si abbandona l'ingenuità>>. Per tutto questo devo ringraziare docenti, anche non miei direttamente, con cui ho condiviso bellissime esperienze come il progetto “Giovani e Politica”, tra gli altri sicuramente Lina Tommaso e Paola Scontrino. Perché faccio tutti questi nomi vi starete chiedendo? Giuseppina, siccome non devo candidarmi, e quindi non devo farmi ben volere da nessuno, posso dirti, e dire ai lettori, che cito la gente che ha concorso a farmi diventare quello che sono perché semplicemente è la verità. Sono quello che racconto, oltre che per la mia famiglia per queste persone che a modo loro mi hanno trasmesso ed insegnato qualcosa. Finito il liceo la scelta della facoltà è stata una delle più travagliate della mia vita, almeno relativamente ai primi 19 anni della mia vita. In realtà il dubbio non è mai stato tra Giurisprudenza od altro, piuttosto se ero pronto, in grado, forte abbastanza per abbracciare questa sfida. Alla fine mi decisi per il sì. Studiare Giurisprudenza, magari lo stesso vale per le altre facoltà, significa in ogni pagina vedere qualcosa che non va nel tuo presente, nel tuo circostante. Studiare legge ti pone il problema della mancanza di legalità. Da questo spunto  e dalla passione politica è nato un Blog (Sosta Vietata – Mazara Del Vallo). Quest'esperienza condotta per più di un biennio, insieme ad altri amici, ha permesso di fare diventare concrete battaglie ed idee che mi e ci giravano nella testa. Sosta Vietata si è interessata fattivamente del deperimento della spiaggia di Tonnarella, del furto di Marmo sul LungoMare San Vito, della distilleria Bertolino. Grazie a questo blog ho incontrato altre persone importanti per la mia formazione: Giacomo Anselmo, Giovanni D'Alfio, Gianluca Messina, Danilo Vellutato ognuno a modo loro è parte della mia crescita. Dai 21 anni ad ora il tempo sembra volato. Lo studio mi ha portato da Palermo a Bologna. Per esigenze personali e logistiche Sosta Vietata è rimasto in stand by ed ho fondato un nuovo blog: Canto Libero. Con lo stesso spirito, lo stesso amore e la stessa volontà sono andato avanti, aggiungendo altri amici sul mio percorso, che a modo loro arricchiscono l'esperienza del blog. Nel frattempo altre persone si sono avvicinati a me, ed io a loro. In questo caso non faccio nomi solo per il rischio di dimenticarne alcuni. Pezzo importante di tutto questo, che ho di proposito tralasciato, ma solo per darvi il giusto risalto, è la mia esperienza, continuativa e costante, con la redazione di Telejato, con il suo direttore Pino Maniaci, e con tutti gli altri ragazzi che colorano il territorio di Partinico e Palermo, ovvero con quella che è conosciuta come la <<redazione di Telejunior>>. Lavorare, faticare, sgobbare per Pino Maniaci ti dà una soddisfazione profonda, enorme, incomparabile. Conoscere gente da tutta Italia, ed anche certe parti d'Europa, ti trasporta su una dimensione in cui l'antimafia non è un vessillo da esporre ma un respiro profondo, un sussulto del cuore. Fare informazione alla maniera di Telejato è l'orgoglio di una terra che non si piega a certe logiche, anzi è proprio speculare alle redazioni in cui si dice ciò che è in linea con l'editore. Li ho imparato, imparo, imparerò molto, facendo molto. Questo è quello che sono, quello che ho fatto e che faccio e che cerco di trasmettere tramite gli articoli del Blog Canto Libero. Più nello specifico di questa iniziativa posso darti qualche informazione, magari per capire meglio. Non siamo uno spazio informativo, non vogliamo esserlo. Vogliamo uno luogo libero e di confronto, in cui si spiega, si approfondisce, si prende posizione. Su Canto Libero non troverete mai le notizie, troverete le opinioni, le idee, giuste o sbagliate che siano. Il progetto è stato lanciato sulla rete il 3 novembre 2011. Da allora si sono avvicinati tanti amici che sporadicamente o meno hanno scritto di politica, sport, cucina. Attualmente il blog è condotto da me, Alberto Tumbiolo (amico che mi porto dietro da Sosta Vietata), Davide Mauro e Mirko Scimemi. Altri si sono interessati ed hanno già pubblicato con noi. Spero di estendere sempre di più questa sorta di segreteria-redazione virtuale. Da quel novembre 2011 abbiamo mandato on line più di 130 articoli, alcuni poi pubblicati da media nazionali, altri che hanno interessato l'intera cittadinanza provinciale. Canto Libero ha alcuni punti cardine, alcune regole che permettono il reale esercizio della libertà di pensiero, arrivando dove i canonici siti informativi, o informazione stampata, non può o non vuole arrivare. Canto Libero è un luogo in cui sfogarsi, in cui leggere altro e sempre con quello spirito che è racchiuso nel nome stesso: liberamente.

2)      Il tuo percorso studi? Come credi che debba essere l’istruzione nel tuo campo? Ti piace più l’ordine o il disordine nelle idee e nei progetti?

Come già detto studio Giurisprudenza, e con il tempo ho capito che non avrei potuto studiare altro. Se dovessi fare una critica all'Alma Mater di Bologna, ovvero l'ateneo in cui studio, non riuscirei a trovare qualcosa di sostanzioso. Piuttosto una critica va fatta all'ordinamento universitario. Bisognerebbe rendere sempre più stringente il percorso di tirocinio e pratica durante gli stessi anni dello studio. Il sistema attuale dilata troppo i tempi tra inizio della carriera studentesca ed approdo nel mondo del lavoro.
Studio legge e questo dovrebbe portarmi ad essere ordinato. Come sa chi mi conosce, ahimè, sono un gran disordinato, le camere in cui vivo sono sempre una Jungla di ogni sorta di cosa che mi passa dalle mani. Fortunatamente nella gestione del blog e delle iniziative giornalistico-politiche sono parecchio diverso, e li il mio puntiglio esce totalmente allo scoperto. È raro il caso in cui devo affrontare un appuntamento didattico, giornalistico, politico e non ho rivisto tutto almeno un paio di volte, arrivando anche all'ultimo momento, ma togliendomi quasi sempre tutti gli scrupoli. 

3)      Quali sono i tuoi modelli e cosa credi di avere in comune con essi?

Ho tantissimi modelli. Ognuno di essi mi ha dato qualcosa, anche senza averli conosciuti. Come potrei negare che mi ispiro a Falcone e Borsellino e a Chinnici. Ancora come potrei negare di avere grandissima passione per la vita e la figura di Federico II? Tutte esperienze mirabili che attraverso documentari e letture ho imparato a fare diventare stelle polari. Però ti posso dire tre persone che sono i primi che mi vengono sempre in mente. Il primo è sicuramente mio padre. Senza di lui, e per lui intendo anche la mia famiglia, non sarei chi sono adesso. La cultura del lavoro, del sacrificio, della conoscenza, sono pietre miliari che mio padre mi ha delicatamente scolpito nell'anima. Se oggi credo in quello che credo il merito è specialmente suo. Il secondo non è proprio una persona ma un prototipo: ovvero il partigiano. La parola partigiano è ciò che mi rappresenta il valore civico più alto, mettendo in gioco perfino la propria vita per il bene collettivo. Infine ti dico Pippo Fava, mirabile giornalista siciliano. Pippo Fava è un uomo, quasi un mito, ed un metodo. Sono fiero che Telejato, Pino Maniaci, ricalchi le parole, l'insegnamento, la voglia di Pippo Fava, e che il direttore, almeno per la legge, di quella redazione, sia Riccardo Orioles, un genio moderno, penna finissima, ragazzo di Pippo Fava. 

4)      Un uomo o una donna con cui faresti coppia?
Fortunatamente nella vita sono già in coppia di una ragazza stupenda, Rosita, che spero un giorno di potere meritare appieno. Nel frattempo mi impegno. Per esperienze particolari, legate al giornalismo, alla politica, alle iniziative, ho molti amici che mi accompagnano e mi accompagneranno. Altri potrò ancora farmene e lo spero vivamente. Il bello di avvicinarsi a certi contesti è che trovi nuove certezze ed insicurezze andando avanti e quindi ogni situazione merita un proprio giudizio ed impegno.

5)      Ti senti più un bambino, un ribelle adolescente o maturo?

Mi sento profondamente immaturo ancora. L'emotività è forse il peggiore dei miei difetti. Laddove il calcolo sarebbe più appropriato invece affronto con la cosiddetta impulsività, con le emozioni immediate. Sono stato anche fortunato nel non bruciarmi fortemente fin qui, e forse un giorno capiterà. Sul piano invece delle questioni legate all'ambito politico-sociale sono molto più freddo e razionale. Quando devo affrontare temi, che poi magari sono gli stessi che vi ritrovate sul blog, tendo ad essere più maturo di quello che sono nella vita privata. Forse perché riesco bene ad immedesimarmi e diventare <<professionale>>.

6)      Politica. Cosa pensi debba essere? Quanto partecipi a quella mazarese e cosa si dovrebbe fare per migliorare?

Qui mi piacerebbe rimandarti a numerosi articoli che ho scritto negli ultimi due anni. Occupandomene quotidianamente ho ben capito che è difficile darne definizioni e recinti in poche parole. Mettiamola così: essendo cittadino particolarmente interessato ritengo che la vita politica nazionale affronti un momento di forte cambiamento, di cui Renzi ed i grillini, sono solo un effetto, e non già la causa. Il tempo ci dirà come le cose potranno evolvere. Certo non dobbiamo mai scordarci di come la politica romana sia influenzata da poteri più o meno democratici che rispondono a logiche europee ed internazionali. Dobbiamo cominciare a guardare al mondo per capire come risolvere le cose nel nostro orticello domestico.
A Mazara la situazione ovviamente risente dei sussulti nazionali, ma poi i giochi di potere come al solito si fanno sul territorio, al massimo a Trapani. Nella politica locale auspicherei soltanto due cose: maggiore buona fede, e di mala fede ce n'è troppa in giro, anche tra i neofiti; maggiore preparazione culturale: è impossibile sentire ancora gente che si inerpica su costrutti linguistici malamente tradotti dal dialetto e poi avere l'ardire di risolvere i problemi di comunità complesse come quella Mazarese. È impossibile sentire ancora di gente che gira con santini elettorali in una mano e nell'altra souvenir sacri. La cultura non è solo una questione formale, ed è per questo che sono lieto di scorgere esperienze come quelle del blog del professore Luigi Tumbarello. Come ho capito da piccolino una maggiore cultura personale impedisce di fare scelte stupide, anche se magari ugualmente sbagliate. C'è bisogno di più cultura che però è tema diverso dalle competenze. Servono le competenze, è cosa indubbia, ma la cultura a cui faccio riferimento io è un abito mentale che manca nella nostra città, troppo spesso all'ingegnere come al muratore, all'armatore come al pescatore. La cultura che auspico per Mazara non è questione di stretta preparazione didattica ma di forma mentis.

7)      Una descrizione, una peculiarità, della tua carriera e della tua persona.

Mi faccio prendere molto dalle passioni, dalle battaglie, dalle cose in cui credo. Sono molto puntiglioso in talune circostanze, al limite della paranoia. Apprezzo molto l'amicizia delle persone che incontro lungo il mio cammino e la possibilità di incontrarle in un ambito specifico ed avere a distanza di mesi la possibilità di condividere un caffè, una passeggiata, un dialogo. Non sopporto, e sono contro gli arrivisti, peggio di chi si fregia di innocenze logiche, biografiche, metodologiche che non ha. Se mescolate tutti questi elementi capite bene perché ho grandi amicizie e tantissime liti politiche-ideologiche.

8)      Fino a dove si spinge la tua ambizione? Puoi dirci il tuo prossimo progetto?

Non ho un prossimo progetto. Certo voglio laurearmi e quindi conseguire quest'obbiettivo, ma allo stato non mi pongo ne limiti ne ambizioni. Voglio capire chi sono, voglio capire fin dove i miei sogni potranno portarmi e poi forse tra dieci anni l'avrò capito e sarò qui a dirtelo.

9)      Rinunceresti a fare ciò che fai per qualcuno? Se sì, per chi o per cosa?

Ho l'immensa fortuna di essere contornato da gente che non mi ha mai chiesto di scegliere tra le mie passioni, i miei impegni e la loro vicinanza. Ho una fortuna di cui sono cosciente, e di cui a volte mi scordo, per questo penso che se una persona mi dicesse di rinunciare a tempo indeterminato a fare ciò che faccio, implicitamente mi direbbe di rinunciare a ciò che sono e quindi non sarebbe più una questione di rinunce ma di scelte.

10)  Porgi ai lettori un saluto che ti caratterizza e invita il pubblico a conoscerti, motivali qualora ce ne fosse bisogno.

Nel salutare i tuoi lettori e te, Giuseppina, voglio ringraziarti per quest'intervista. Saluto non chiedendogli di seguire me, il mio blog o cose che comunque mi appartengono intellettualmente. Vorrei dai tuoi lettori solo una cosa: non siate mai, almeno nei limiti delle vostre possibilità, superficiali. Non siate mai sazi di capire come funziona una cosa. Vogliate capire cosa si cela dietro un fatto, un urlo, un post su un social network. Se lo farete, starete facendo il vostro Canto Libero.

11)  Caro Ivano, avrei voluto iniziare l’intervista con questa domanda, ma ho preferito preservare l’ordine classico delle “10 domande +1”. In compenso ti lascio carta bianca. Spiegaci tutto su #Iostoconrinogiacalone. Chi è Rino Giacalone? Cos’è successo? E cosa dovremmo fare per eventualmente sostenere l’iniziativa?

Sarò molto breve perché la vicenda quasi si spiega da sé. Un bravo giornalista della nostra provincia, Rino Giacalone, è stato querelato dalla vedova dell'ex boss Mariano Agate, dopo un articolo in cui si parlava della dipartita dello stesso mafioso. Siccome il contenuto di quell'articolo non può che essere condiviso da tutta la gente per bene della nostra città e poiché nella nostra città non c'è solo gente per bene: chiediamo a tutti i Candidati alla prossima tornata elettorale Mazarese di prendere posizione sul caso, in particolar modo ad i candidati sindaco. Vogliamo in particolar modo che i candidati sindaco, qualora lo ritengano opportuno, diano prova della loro voglia di legalità facendo pubbliche dichiarazioni di sostegno all'operato di Rino Giacalone, di condivisione dei temi dell'Antimafia e di sostegno concreto al giornalista. Chiunque può sollecitare i candidati a prendere posizione condividendo l'immagine, l'hashtag #iostoconRinoGiacalone, oppure proprio dicendo la propria (il blog è a disposizione).


Se desideri fare conoscere qualche mazarese interessante, scrivi a joinegb@gmail.com




(Fonte: Primapagina Mazara)

giovedì 6 marzo 2014

Intervista a Silvia Dolores

Le 10 domande + 1 di Joìne.
Tra mazaresi e mazzarisazzi.




Silvia Dolores, ottima mazarese, una laurea in ingegneria e animo creativo. Ma l’avete mai vista cantare?
Io credo di sì. E il verbo “vedere” non l’ho mica usato impropriamente: Silvia oltre ad avere il dono della voce, che richiederebbe il participio passato “ascoltata”, è anche notevole sulla scena, senz’altro carismatica e, come vi dirà più avanti lei stessa, apparentemente snob.
Fa parte degli Undo, gruppo musicale nostrano i cui componenti sto imparando a conoscere uno ad uno e a giudicare molto bravi, ma che se presi insieme diventano ancor più eccezionali, di forte impatto emotivo e grande suggestione visiva. Indimenticabile la loro esibizione lo scorso agosto 2013 che ha accompagnato una mostra fotografica in città. E mi faccio un attimo aiutare da Italo Calvino per concludere quest’introduzione: Se una notte d’estate una scrittrice ascoltasse gli Undo suonare, la magia circonderebbe ogni cosa e allora nascerebbero testi musicali solo per loro. E devo dire che un po’ così è stato.
Adesso, cari lettori, cliccate su: http://www.youtube.com/watch?v=K7L_Euyvxt4
ditemi se non vi mettono allegria e curiosità. E buona lettura!


1)    Introduci la tua biografia. A che età ti è stato chiaro cosa volevi diventare? Quando ti sei resa conto di essere diventata la tua professione? Ti senti, infatti, più rappresentata dal tuo nome o dalla tua arte?
Sono nata il 27 Aprile del lontano 1987.  Cresciuta fino all’età di 18 anni qui,  a Mazara del Vallo, cullata e amata da una famiglia speciale, mi sono trasferita a Milano per motivi universitari.
Laureata nel 2012,  sono tornata, un po’ spinta dal desiderio di rivivere un’atmosfera che solo in famiglia si può respirare, nonché (stranamente) da una buona prospettiva lavorativa.
Ho viaggiato, sì, ma non come avrei voluto per una irrazionale paura di volare…un po’  in veste di “turista per caso”, un po’ di “professionista”.
Onestamente non mi è ancora chiaro chi/cosa voglia diventare: troppe strade mi si aprono ogni giorno e sempre più complicato diventa seguirle tutte…presumo che prima o poi ne abbandonerò qualcuna per scegliere la mia (forse)!
In sintesi posso dirti che sono un ingegnere – sì, sono un ingegnere! Lacrime e sudore per diventarlo ma – e quello che sto per affermare è parecchio rischioso – lascerei la carriera per la mia più grande passione: la musica, il canto.
Diciamo che il razionale e l’irrazionale sono due lati del mio carattere che fanno spesso a botte! Devo dirti comunque che mi sento assolutamente rappresentata dalla mia arte: io sono la mia arte!

2)      Il tuo percorso studi? Come credi che debba essere l’istruzione nel tuo campo? Ti piace più l’ordine o il disordine nelle idee e nei progetti?
     Il mio percorso studi è stato caratterizzato da una indecisione costante. La bramosia di far tutto e la reale impossibilità di trovarsi in due posti nello stesso momento mi hanno costretta a prendere quella che poi è stata la mia strada. Ho scelto personalmente Milano per il percorso universitario. Nel frattempo ho frequentato la scuola di canto di Luca Jurman, ho partecipato a una serie di trasmissioni, concerti e casting che riguardavano il mondo della musica, ho conosciuto una ragazza koreana (ora mia grande amica) che mi ha introdotto a nuovi modi di pensiero,  e piano piano ho accumulato esperienze e conoscenze: sono cresciuta. L’istruzione ha giocato nella mia vita un ruolo ovviamente importante, ma le lezioni imparate al di fuori dell’ambito universitario si sono rivelate altrettanto (se non maggiormente) formative. Quando ho scelto di frequentare il liceo scientifico, la ritenevo quasi una scelta obbligata; oggi consiglierei ai giovani di optare per un istituto professionale, soprattutto a chi non vuole/non può procedere con il percorso universitario. Occorre non dimenticare che qualunque sia la vostra professione, dovrete sempre interfacciarvi con un pubblico che potrebbe non essere in grado di comprendere la teoria e i paroloni, ma che ha bisogno di numeri reali, di preventivi e tempi certi. Chiedete concretezza ai vostri insegnanti, a chi ha la “presunzione” di insegnarvi la vita: non vi fidate e cercate sempre opinioni terze. Il mio lato da ingegnere ti risponde: assolutamente l’ordine, razionalità, precisione.Il mio lato artistico ti dice entrambi. Il detto “impara l’arte e mettila da parte” si commenta da solo. Bisogna conoscere le regole, per decidere di interpretarle o, perché no, non seguirle! Il canto, la musica sono la rappresentazione più mistica della fusione tra tecnica ed emozione. Sono i piccoli accorgimenti tecnici che fanno avvertire quel brividino lungo la schiena, eppure non funzionerebbero se nel cuore dell’interprete non ci fosse passione, caos, quel non so che di inspiegabile che, talvolta, sfiora e libera anche le anime più inaccessibili.

3)      Quali sono i tuoi modelli e cosa credi di avere in comune con essi?
  Prendo come modello di vita la mia famiglia. I miei genitori in primis, e la mia famiglia allargata sono stati esempi di amore, unione e rispetto come credo ne esistano ancora pochi nel mondo. Le mie amiche sono il mio modello di fratellanza. Riccardo Russo, che hai già intervistato, è il mio modello di arte: incarna la devozione, la passione, l’impegno e il rispetto che ogni artista dovrebbe avere verso l’arte che rappresenta.

4)      Un uomo o una donna con cui faresti coppia artistica?
Uomo/donna italiani: Mario Biondi/boh…forse Giorgia.
Uomo straniero: Steve Wonder.
Donna straniera: se fossero in vita (Etta James e Whitney Houston), ad oggi adoro Beyonce e Caro Emerald.

5)      Ti senti più un’artista bambina, una ribelle adolescente o matura?
    Conservo l’istintività della me bambina (sono ingenua, curiosa e senza pregiudizi) ma l’esperienza che porto sulle spalle (per quanto breve) ha dato una forte nota di maturità al mio carattere. Non sono mai stata una ribelle, ma sogno di avere i capelli color rosso ferrari!

6)      Politica. Cosa pensi debba essere? Quanto partecipi a quella mazarese e cosa si dovrebbe fare per migliorarsi?
Sebbene fino a qualche anno fa ritenessi che la politica fosse una parte estremamente marginale della mia vita, ad oggi ho dovuto rivalutare la mia posizione, nonché il mio diretto interessamento nelle faccende della cosa pubblica.
Non bisogna dimenticare che anche la politica è un’arte.
La corruzione ha trasformato il senso civico e di servizio sociale in una semplice occupazione mossa principalmente da interessi privati.
Il politico di oggi dovrebbe riacquistare la genuinità tipica dei primi anni del secondo dopoguerra ed il fervore che caratterizzò quei grandi uomini.
Per esempio, ritengo che in uno Stato come l’Italia, che voglia ergersi a garante dei diritti primariamente umani, si dovrebbe concedere maggiore spazio e fiducia agli immigrati.

7)      Una descrizione, una peculiarità, della tua carriera e della tua persona.
La poliedricità. Mia mamma l’ha sempre detto…so fare più o meno qualsiasi cosa.
C’è da dire che sono una “testona”, e in quanto tale non mi piacciono le sconfitte: se inizio qualcosa, difficilmente non riesco a portarla a termine.
Molto contenuto ma poca (pochissima) apparenza, e questo, a lungo andare, può non considerarsi propriamente un pregio.
Sono permalosa, golosa, istintiva e spesso mi ritrovo in vicoli ciechi da me progettati.
Credo nella giustizia e lotto sempre affinchè venga affermata.
Ho una scorza dura, e l’espressività del mio volto inganna parecchio chi non mi conosce; molti amici mi hanno fatto notare che do un’immagine di me abbastanza snob, ma non ci credete…ho il cuore grande!

8)      Fino a dove si spinge la tua ambizione? Puoi dirci il tuo prossimo progetto?
Come ben sai faccio parte di una nota band mazarese, gli UNDO e i miei progetti sono rivolti quasi totalmente alla crescita del gruppo. Abbiamo appena iniziato un percorso su YouTube, un progetto abbastanza ambizioso che ci “costringe” a fare le ore piccole quasi giornalmente, ma che ci regala tante emozioni e tante soddisfazioni.
Il mio sogno, come quello di ogni cantante, è di riuscire a vivere solo di musica, di perpetuare la forza e la tenacia che giorno dopo giorno mi spinge a lavorare e non fermarmi mai.
Dopo la laurea e la specialistica in Ingegneria, sto frequentando un corso di Specializzazione universitario chiamato POLISA, “Politecnico Scientia et Ars”, per approfondire e credere che il sogno della musica possa diventare una realtà concreta….e, perché no, remunerativa!

9)      Rinunceresti a fare ciò che fai per qualcuno? Se sì, per chi o per cosa?
Attualmente no: rinunciare a ciò che faccio significherebbe rinunciare a ciò che sono: la mia identità andrebbe persa.

10)  Porgi ai lettori un saluto che ti caratterizza e invita il pubblico a conoscerti, motivali qualora ce ne fosse bisogno.
Vorrei utilizzare questo spazio che mi stai concedendo per parlare ai più giovani. Vorrei chiedervi di seguire strenuamente i vostri sogni, di accompagnarli e alimentarli, sempre.
I più grandi ostacoli per raggiungerli sono dentro di voi. Preferite i rimorsi ai rimpianti, fate esperienza della vita e imparate a dire di “no”.
Chi dovesse avere bisogno di un ingegnere/cantante/esperta di miniature in fimo, non esiti a contattarmi!

11)   Cara Silvia, come ho accennato già nell’introduzione, voi degli Undo fate venire voglia di ascoltarvi, guardarvi e scrivere testi musicali. E sai bene che ne ho scritti diversi immaginando che fossero cantati da te e musicati da Riccardo Russo. Prima che io vada a farmi il caffè, ci facciamo la promessa di andare a Sanremo? Non so, anche con “In questo mondo di matrimoni combinati”. Se poi non dovessimo vincere, in cambio vorrò solamente una miniatura in fimo tutta mia, con il gentile invito a non scrivere più per voi.
Altro che contratti di produzione... i migliori lavori si stipulano con le interviste!
Eheh, la miniatura in fimo te la sei guadagnata concedendomi l'onore di questa intervista! Per Sanremo...beh, sono certa che con un po' di coraggio, la grande musica del maestro Riccardo e la forza dei tuoi testi, riusciremo a sognare. Il Festival è di certo un traguardo ambizioso, ma credo possa essere la giusta strada da intraprendere: puntando al 100 riusciremmo a fare almeno 10, ma è puntando al 1000 che si raggiunge il 100, no?



Se desideri fare conoscere qualche mazarese interessante, scrivi a joinegb@gmail.com

(fonte Primapagina Mazara )

sabato 1 marzo 2014

Intervista ad Anna Della Rosa, tra “La grande bellezza” di Sorrentino e “Peperoni difficili” di Lisma.



A pochi giorni dall’86ª premiazione degli Oscar 2014, che si terrà a Los Angeles sotto la conduzione di Ellen DeGeneres, ho pescato dal mazzo del cinema italiano l’attrice Anna Della Rosa, la non-fidanzata di Verdone ne “La grande bellezza”, opera cinematografica candidata, come ben saprete, a Miglior film straniero.
Dal 5 al 23 marzo la nostra Anna si esibirà, inoltre, al Teatro Franco Parenti di Milano nello spettacolo “Peperoni difficili”.
Leggiamo un po’ dunque… e magari prenotiamo!
  
1)      Cara Anna, questo marzo 2014 la vede divisa tra due eventi. Da una parte c’è l’Oscar, dall’altra la commedia “Peperoni difficili” a Milano. Non poteva essere un periodo più intenso per contattarla. Come si vive nell’attesa di un Premio Oscar e come l’inizio di uno spettacolo in teatro post-candidatura?

Per quanto riguarda la candidatura agli Oscar sono felicissima per Sorrentino e ancora più emozionata per Servillo, perché lo conosco bene avendo avuto l’immensa fortuna di lavorare con lui nella Trilogia della villeggiatura. Poi sono orgogliosa, ma soprattutto come “Italiana” più che come interprete del film, nel senso che la mia partecipazione nella pellicola è piccola… anche se devo ammettere che mi diverte pensare che la mia faccia venga vista da Di Caprio, De Niro… insomma per me gli attori americani sono un po’ come gli dei dell’Olimpo.
Ben più concreta è l’imminenza del debutto del nostro spettacolo, che mi entusiasma e coinvolge pienamente!

2)      So che lei ha studiato a Milano. Ci racconta il suo percorso artistico-culturale? Da dove parte la sua istruzione? E quale esperienza le è stata più formativa?

Mi sono diplomata all’accademia d’arte drammatica Paolo Grassi e più o meno contemporaneamente ho studiato lettere moderne all’Università Statale, poi ho iniziato a lavorare e la laurea è arrivata diversi anni dopo in Storia del Teatro… tutte e tre gli ambiti sono stati e sono formativi, l’esercizio a scuola, la pratica in teatro e lo studio sono strumenti che si intrecciano e arricchiscono vicendevolmente. Lavorare con maestri come Stein, Castri o Servillo permette di esperire come pratica e teoria si coniughino ricreando in scena la vita. 

3)      Bisogna parlare ancora un po’ de “La grande bellezza”. Com’è stato lavorare con Paolo Sorrentino? C’è una caratteristica del suo modo di fare cinema che l’ha colpita?

È stato innanzitutto molto molto divertente, Sorrentino mi ha colpito fin dai provini per la sua ironia e grande calma. Sul set poi c’era un’organizzazione straordinaria, il primo giorno che ho girato  la mia sensazione è stata quella di essere un’ospite nuova a casa di amici che si conoscono invece da una vita, e che mentre ti accolgono con semplicità, stanno cucinando prelibatezze complicatissime con la disinvoltura di chi fa due spaghetti al pomodoro. E poi è straordinaria la cura e l’attenzione che Sorrentino rivolge agli attori, senza alcuna ansia ma al contrario con un sorriso: anche durante le riprese delle scene più complesse e corali ascoltava ogni piccolo dialogo e poi magari suggeriva di provare a sostituire una parola con un sinonimo, o a dare una sfumatura leggermente diversa a una battuta.


4)      Certo lavorare con grandi personalità, con grandi volti, certe volte può essere ingombrante, altre volte al contrario può dare parecchia luce. Da quest’opera d’ambientazione romana, quanto è cambiata la sua carriera?

Nel mio caso non è stato ingombrante ma solo molto bello, Verdone per esempio è stato da subito molto gentile, disponibile, ha fatto in modo di mettermi a mio agio con delicatezza e l’irresistibile ironia che conoscevo dai suoi film! Nei fatti fino ad ora la mia carriera non è cambiata, ma è stata un’esperienza bellissima e gioiosa, che senz’altro mi ha lasciato l’acquolina in bocca.
  
5)      Adesso vorrei concentrarmi su “Peperoni difficili”. Che ruolo interpreta nella commedia e cos’ha in comune con il suo personaggio?

Una missionaria in Africa che a causa di un grave attentato nel campo in cui lavora è costretta dall’ambasciata a tornare in Italia, nella piccola parrocchia in cui vive il suo amato fratello, padre Giovanni. Una donna animata da una fortissima fede e dall’amore per il prossimo, una donna luminosa, spiritosa, sincera… che tuttavia nasconde ombre piuttosto sorprendenti, e afflitta da una strana forma di cecità (metaforica), che forse le deriva dalla troppa luce negli occhi… Nel caso di questo personaggio, Maria, mi intriga quello che non ho in comune, ovvero una fede forte: la sfida che mi propone Maria è dare credibilità a parole profonde su Dio e la Verità.

6)      Rosario Lisma è il regista e lo sceneggiatore dell’opera che andrà in scena a Milano, e nella vita è suo marito. Ho avuto modo di intervistarlo e mi ha parlato di lei. Lei che mi dice di lui? Quale crede che sia la sua peculiarità?

La sua sensibilità nei sentimenti, la sua ironia e la sua autoironia, doti che a mio avviso sono assai apprezzabili in un artista e in un marito!

7)      Cosa significa essere un’artista secondo lei? Quale deve essere la caratteristica che non può mancare e qual è quella che più la rappresenta?

Provo a rispondere: un artista è un alchimista che cerca per tutta la sua vita di ricreare la vita, che cerca il modo di far scaturire la verità, intesa come qualcosa che nella sua opera tocchi veramente la testa e il cuore degli spettatori. Io mi auguro di riuscire talvolta a riuscire a far scaturire questa fiammella, seppure fugacemente!

8)      Quando ha capito di voler diventare un’attrice? C’è un film, un testo o un personaggio che l’ha indirizzata ispirandola?

Ho voluto farlo fin da piccola: tutte le estati dal 3 ai 14 anni sono andata in un kinderheim in Trentino che per me è stato l’Eden, dove facevamo fra le altre cose, recite, balletti… e lì è nato l’amore.

9)      Politica e arte. Com’è la situazione oggi? Chi sono i Mecenate in Italia? Ne esistono nel mondo del cinema e del teatro?

Direi che la situazione è disperante, non credo ci siano Mecenati, ma forse mi sbaglio.
  
10)  Cosa crede che debba essere la politica e come si può migliorare il nostro Paese? C’è qualcosa che vorrebbe dire ai politici?

Credo che la politica debba essere un lavoro continuo svolto per il bene delle persone. L’Italia potrebbe migliorare con la meritocrazia e la severità, ma forse questo sembra il motto di un insegnante degli anni ’50?!

11)  La ringrazio per la gentilissima disponibilità a concludere quest’intervista e spero di poterla vedere nelle prossime settimane al Teatro Parenti di Milano. Nel frattempo in bocca al lupo per domenica 2/ lunedì 3.
Le chiedo ora un saluto per i lettori… Ci lasci anche con un consiglio per chi la volesse seguire come modello.

Di non seguirmi ma di seguirsi… di ascoltare, di osservare, di vivere! Ma ora temo di non sembrare più un insegnate ma una guru da quattro soldi.. chiedo scusa e vi saluto!