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giovedì 22 maggio 2014

Intervista a Laurel Holloman


Intervista di Giuseppina Biondo     
Traduzione di Katia Smaldone



Laurel Holloman è un’artista proprio come piace a me: pittrice, attrice e dal forte senso e impegno umanitario. La poliedricità nell’arte ingigantisce le persone che ci ritroviamo davanti nella vita, così finisco con il pensare a questa intervista-recensione come fosse la pubblicazione di una nuova storia, tale è l’importanza che le attribuisco.
Negli anni la Holloman si è dedicata selettivamente al cinema indipendente, debuttando sul grande schermo a soli ventiquattro anni. Dal 2010 si impegna totalmente nella pittura, collocandosi lungo la tradizione dell’espressionismo astratto americano. Il prossimo 12 luglio sarà in mostra presso la Galerie Joseph di Parigi con una personale.
Adesso, per ogni collezione che ha esposto, introdurrò due o poco più tele e poi chiederò alla nostra le inevitabili curiosità.

                    
Dalla Collezione Tribeca 2011

Signora Holloman, credo che lei abbia dipinto la tela che avrei voluto dipingere io: “I Walk Alone”. Magari un giorno le spiegherò anche il motivo, ma nel frattempo devo dire che usa il giallo magnificamente. Nella tela sopracitata il colore risulta distensivo e bene sposa l’idea della passeggiata solitaria. I colori nel loro sfumare sino al verde in basso sembrano nell’insieme rappresentare la pacificazione dei sensi che si coglie nella solitudine, nella riflessione artistica appartata.
Ci dice qual è l’origine di questo quadro? E cos’è che non sono riuscita a vedere e che andrebbe visto in esso?
I walk alone è l’immagine di due figure che si allontanano l’una dall’altra ed altre due più piccole, in basso. Ho dipinto questa tela quando il mio matrimonio era sul punto di finire e credo che quei personaggi rappresentino la mia famiglia. Tuttavia adesso il dipinto rispecchia un altro tipo di famiglia poichè io ed il mio ex-marito siamo ormai grandi amici. Sapevo inoltre che a mettere fine a questa storia sarei stata io ed il dipinto soltanto poteva darmi la forza necessaria. Ci tenevo molto per il mio compagno ma non lo amavo più e volevo che le mie bambine vedessero un diverso tipo di relazione. Ho scelto il giallo perchè la mia decisione di restare da sola era stata ben pianificata ed il giallo alla fine di tutto si è rivelato avere un effetto calmante; il verde in basso rappresenta invece la crescita. Oltretutto, sento che il dipinto parla anche di morte. Si muore da soli ed io quelle figure le vedo dirigersi verso il paradiso. Quest’ultima parte è stata subito riconosciuta dal mio patrigno (era un prete).


Ho recentemente definito il quadro “Orchestral Dominance in Yellow” di Hans Hofmann come il più goloso che io abbia mai visto, per l’uso che l’autore fa dei colori. In “Lush” il colore che sporge, l’olio in rilievo, in prospettiva, mi dà la stessa sensazione. Il colore diviene goloso per la consistenza e le pennellate brevi, apparentemente tratteggiate. Perché descrivere così il “rigoglioso”?
Il dipinto ha colori accesi e profondi. Non si trattava di uniformare i colori, né di contrapporli. Thrive, anche se su una più larga scala, è molto simile.


 Dalla Collezione Coeur Libre 2012

“Red Rain”. Forse si tratta di uno dei suoi quadri più noti, più ricorrenti sul web. Si sente la forza gravitazionale, lo scroscio che precipita. Ma perché una pioggia rossa? Come nasce?
In questo dipinto sono presenti gradazioni sia del colore che della sua consistenza. Ho volontariamente reso uniformi i colori nella parte alta, li ho poi voluti mostrare senza che si fondessero, trascinandoli con il pennello. Ciò ha creato l’effetto della pioggia. Il rosso invece controbilancia gli altri colori.


“Soul Pocket”. Se da esterna, da estranea alle sue motivazioni artistiche, vedessi questa tela, affermerei subito che si tratta di un pianeta, un mondo, visto dall’alto, con tanto di cratere e arie nebulose che si muovono circolarmente.
Ma dato il titolo, stiamo parlando di un’anima compressa. C’è la dinamica, il mescolarsi di caratteri e personalità diverse, contrastanti, che l’uomo spesso possiede.
Dunque è un’anima complessa e in subbuglio quella rappresentata? La sua anima è altrettanto descrivibile? Anche qui ci racconti qualcosa di questa tela…
Sostanzialmente si tratta di due dipinti in uno. Il primo ha una base in resina e riprende molto la tecnica del “dripping” tipica dello stile di Paul Jenkins. Nella fase successiva ho aggiunto i colori oro e argento strofinandoli con la mano. Qui si parla davvero dell’arte come anima. Io posso vederci un universo pieno di piccole anime illuminate. Ho usato dei LED per creare un effetto di controluce sull’intera opera. Simboleggia inoltre il legame tra arte e denaro. Spesso l’uomo ricco inizia a sentire di non possedere un’anima e cerca perciò nell’arte il modo per riempire quel vuoto. L’arte è come una piuma di pavone per l’alta società. L’argento rappresenta il denaro, la parte inferiore (la più colorata) è l’anima; ed in qualche modo entrambe dipendono l’una dall’altra. Credo che ciò voglia dire che tutto il denaro del mondo non può fare la felicità dell’uomo. I soldi non possono darti la spiritualità, la compassione nè arricchire la tua anima, non possono comprarti l’amore né l’amicizia.


“Escape”. Non posso non scrivere di questa sua tela, amo le fughe. Però non riesco a vederlo qui, lo slancio libero dell’evasione. Il dipinto è anche abbastanza piccolo di dimensione rispetto a tante altre sue opere. Come mai la fuga, la corsa tutta interiore, la descrive con tale forma? Tra le sue tele, quella che mi pare rappresentare una fuga è piuttosto “Coeur Libre”… in quel bianco c’è il richiamo di un tuffo precipitoso. Mi dica lei.
Escape raffigura quel posto nella tua mente in cui sei libero dai problemi. Quando lo osservo mi sembra di guardarlo in un’ottica cellulare, d’altronde mi capita spesso di pensare in termini scientifici o legati alla biologia. Trovo affascinanti gli aspetti organici dei processi di divisione cellulare. Il dipinto sembra rappresentare simbolicamente una fuga. Coeur Libre è la libertà di essere ciò che si vuole. Per me era abbandonare una carriera e mettere fine ad un matrimonio che non mi faceva più essere felice.



Dalla Collezione Free Falling 2012

Ok, vorrei scrivere di quasi tutte le sue opere ma devo necessariamente fare una selezione ed è difficile. Dunque…
“Swelling Rage”. Rabbia, collera crescente. Qui mi verrebbe da chiederle chi l’ha fatta arrabbiare, ma non lo faccio, so che difficilmente potrebbe rispondermi. Il giallo spesso l’ho associato alla vendetta e vedo che qualche striscia di giallo è presente; ma la rabbia per me sarebbe stata una nebbia, un bianco, un grigio che cala: l’ira annebbia la vista. Eppure lei l’ha rappresentata con tali colori accesi, forti, che coprono, che invadono il sereno blu-lilla sullo sfondo. Si tratta davvero della serenità aggredita dal forte sentimento della rabbia? Ci spiega il perché di questi colori?
Swelling Rage è liberamente ispirato ad una canzone chiamata White Blank Page dei Mumford and Sons. Non ero realmente arrabbiata quando l’ho dipinto, ho semplicemente usato la canzone come mezzo per affrontare l’opera. Volevo vedere l’aspetto che avrebbe avuto la rabbia nella sua forma astratta. Il dipinto è stato ripreso in più mesi e sono stati creati molti strati insieme a colori più chiari nel basso così da far sembrare che qualcosa stesse affiorando. Forse non ero a conoscenza della rabbia che possedevo o semplicemente me ne ero liberata in qualche modo. Davvero non so dirlo. Forse non volevo così esplicitamente capirlo o spiegarlo. Per questo motivo io dipingo...per non dover spiegare ed analizzare tutto.


“Free Falling” dà il nome alla collezione. Accostando il titolo all’opera è subito chiara la rappresentazione. È questa la tela della collezione che preferisce?
No, di questa collezione preferisco Quiet Alpha Male.


“Thrive” (350x200 cm), altra sua opera nota, in italiano traducibile con i verbi prosperare e rifiorire. Esprime l’intensità del risveglio, la dissolvenza del sonno-sogno. Mi sbaglio?
Hai perfettamente ragione!! Rappresenta la crescita sia personale che professionale. Oltretutto adoro il suono della parola.


Dalla Collezione All the World Inside 2013

Sempre più complicato scegliere alcune opere per farne il nostro oggetto di conversazione, soprattutto per un cambio di stile che rende diverse tutte le sue tele dalle precedenti.
In “All the World Inside” si recepisce la forza della natura e sembra distinguersi un paesaggio: monti senz’altro e un cielo luminoso al centro, sempre più cupo verso l’alto. Si avverte un qualcosa che in qualche modo ingloba. È impressionante. C’è qualcosa di apocalittico e qualcosa di accogliente, caldo, allo stesso tempo. Forse è il caso che sia lei a spiegarci questa sua opera.
È un’opera per me molto importante. In qualche modo rappresenta il potere della terra. Noi siamo qui sulla terra ma ci restiamo per un tempo davvero breve. Sentivo anche che doveva essere interpretata individualmente, ad esempio alcune persone vi vedono un vulcano.




 “Inevitable Fault Line”. Come ha fatto a ricreare questa luce? C’è l’abbaglio della lama di una spada, la luminosità del ghiaccio, il riverbero delle stelle. Si avvicina a cosa e al come una persona miope vedrebbe, senza occhiali, un bracciale di pietre preziose.
Una lucentezza simile è presente in “The Weight of Water” e in “Upstream”: in tutte e tre le tele è l’azzurro che crea l’effetto descritto. Ci dia qualche insegnamento.
I temi di questo dipinto sono due. Io vivo in California e tutti viviamo su delle linee di faglia; il che è particolarmente stressante, per chi ha vissuto un terremoto. Simboleggia inoltre la potenziale rottura di qualsiasi relazione, non solo amorosa ma anche di un’amicizia.
Amo il blu e credo che con esso si possano creare infinite riproduzioni di acque diverse. Sono ossessionata dall’acqua e dal dover essere vicina all’oceano. Vivo accanto ad una spiaggia a Venice, in California. Credo che l’acqua abbia un potere purificante per l’anima. Insieme a Swell, presente nella Biennale di Venezia 2013, questi dipinti rappresentano anche il carattere turbolento ed imprevedibile nonché calmante e riposante dell’acqua.


“The Silver Lining” (430x338cm). A mio avviso qui è rappresentata la femminilità. Se dovessi dipingere una donna, probabilmente cercherei di imitare questa sua tela. Splendida opera, pulita, delicata e riposante allo sguardo. Sì, più la osservo, più mi convinco che al centro ci sia una donna e che lo sfondo sia la parte-maschiaccio che, chi più chi meno, un po’ tutte abbiamo.
Quanto fuori tema sono andata questa volta? Ci parli lei della tela e del suo significato.
Il mio intento era di creare un’opera che si contrapponesse a Quiet Alpha Male. The Silver Lining è più delicata e sfuggente, che per me vuol dire anche più femminile. Il colore sullo sfondo era un modo per dare l’idea di qualcosa che galleggiasse. Entrambi i dipinti sono ispirati a Paul Klee, maestro del simbolismo. Cercavo di fare in modo che ognuna delle due opere potesse simboleggiare rispettivamente il lato maschile e femminile, ma anche mostrare come dentro di noi siano presenti entrambi. Volevo che possedessero un taglio più organico rispetto ad altri dipinti del simbolismo che avevo visto precedentemente. Ritorna qui il tema della divisione cellulare o riproduzione.


E infine “The Velocity of Dreaming”. C’è qualcosa di titanico, mitologico in questa rappresentazione. Un gusto per le leggende e le divinità. Il potere trascinante e trascinatore dei sogni. Eccolo. Il tumulto del sogno, la continua sua spinta, la volontà intima e a volte sovraintenzionale (chi può talvolta frenare i sogni?). Se si hanno dei sogni, così come rappresentati da lei, signora Holloman, dubito che si possano bloccare. Anche questa volta le chiedo di raccontarci un particolare dell’opera e del senso che lei attribuisce.
Credo che questo dipinto simboleggi i nostri pensieri e credo sinceramente che noi siamo in grado di manifestare il nostro destino, felice o triste che sia. I pensieri occupano tanto spazio nella nostra mente. Possiamo decidere di sognare qualcosa di irraggiungibile o possiamo anche autodistruggerci. Ho usato il termine “velocity” per il movimento che vedo nel dipinto. Volevo mostrare come un pensiero può diventare un’ossessione e crescere vertiginosamente andando fuori controllo. In un certo qual modo il comportamento ossessivo può giovare nel contesto lavorativo ma in altri casi può essere dannoso. Volevo soltanto che il quadro descrivesse la velocità ed ho scelto il cielo come ambientazione poichè è verso esso che indirizziamo costantemente lo sguardo quando vogliamo raccogliere i nostri pensieri e i nostri sogni.


Quando e dove si terrà la sua prossima mostra? Ha già in programma qualcosa per il 2014 in Europa? E in Italia?
Il 12 luglio sarò a Parigi e sono stata recentemente invitata alla Biennale di arte contemporanea a Buenos Aires, in Argentina, per Ottobre.

A quale opera sta lavorando? C’è un quadro che sta dipingendo e che vorrebbe anticiparci anche con una breve descrizione?
Di solito lavoro con più dipinti, dai cinque ai sette alla volta. Il mio ultimo lavoro è più piccolo dei murali e risente in parte dell’influenza di Fernando Zobel. È più delicato e più uniforme con dei lavori di pennello molto più precisi dei larghi murali.


Ho visto qualche video mentre lei dipinge e trovo affascinante il suo modo di creare l’effetto del colore. Certe volte ho creduto che lei recitasse con i colori la sua stessa anima. Quando dipinge lei cosa prova? C’è qualcosa che unisce pittura e recitazione?
Per me la pittura ha davvero molto poco a che fare con il mio passato da attrice (un mondo che ormai non mi stimola più). Semplicemente si tratta di un muscolo creativo separato.

Immagino ci siano momenti in cui ci si ferma e non si riesce a continuare. È così? E se succede, quando succede, lei come reagisce?
Non mi sforzo di dipingere, se sono davvero bloccata. So che andrebbe a mio discapito.

Recentemente al Palazzo Reale di Milano sono stati in mostra “Pollock e gli Irascibili”. Ho visto qualcosa di Rothko e Barnett Newman in alcune sue opere, ma non voglio paragonarla ad altri artisti, spesso si giunge a conclusioni simili attraverso strade diverse. Vorrei però sapere da dove si muove lei: ci sono artisti che le sono stati di ispirazione? Da dove parte la sua creazione?
Quanto studio, quanta tecnica, e quanto della sensibilità di una persona rende un’opera buona?
Di solito sono ispirata dalle foto che faccio. Credo che qualsiasi cosa possa aiutare a creare un dipinto. A volte, se resti emotivamente connesso e non sovradipingi, l’assenza di tecnica può beneficiarti in termini di astrattismo.

Sin da giovanissima intreccia pittura e recitazione. A soli 24 anni è protagonista nel film “Due ragazze innamorate”. Io li ho appena compiuti 24 anni e la sua carriera mi fa sentire in forte difetto!!
Ha inoltre recitato con altri grandissimi attori, per citarne alcuni basti nominare Jennifer Beals, Julianne Moore, Mark Harmon e Burt Young.
È formidabile ed io sto per farle una domanda scontatissima: non le manca il cinema?
Mi sono divertita quando facevo l’attrice ma davvero non ne sento la mancanza. Voglio arrivare ai miei novant’anni e restare una persona creativa, e di donne più anziane che lavorano regolarmente ne vedo davvero poche. Inoltre posso dipingere o fare qualunque cosa senza dover avere bisogno di un gruppo di persone: per fare film e per la televisione invece sono necessarie. Ed è stato questo che mi ha principalmente spinto a lasciare quel mondo. La scelta di essere creativa ogni giorno, da sola, nel mio studio è semplicemente più gratificante.
No, mi sono rattristata un po’ quando ho scoperto che non mi mancava. Era diventato un modo per pagarmi il mutuo e sapevo che non poteva essere qualcosa di interessante per me.

Sono passati dieci anni dall’episodio pilota di “The L Word”. Nel 2005 lei riceve il “Golden Satellite Award" come miglior attrice nella sezione Serie Televisive Drammatiche.
In Italia è conosciuta come attrice più di quanto non pensi. Interpretando Tina Kennard, rappresenta un po’ il Derek Sheppard delle donne omosessuali. La sua carriera di attrice crede che sia così ingombrante per quella da pittrice? Dopotutto ciò che ha fatto la rende un’artista più completa, complessa.
Non posso annullare tutto quello che è stata la mia carriera, posso soltanto andare avanti, ed è quello che ho fatto. La Biennale di Venezia è stata molto stimolante: a nessuno lì importava del mio passato da attrice, ero semplicemente parte di un’esposizione di gruppo e mi sono piaciuti davvero molto gli artisti con i quali ho partecipato.

Impegno umanitario. Ci parli dei progetti che ha portato avanti, quelli che ha sostenuto e quelli che vorrebbe sostenere. Credo che amare sia saper combattere per una causa che non sia nostra e lei sembra farlo.
Ho raccolto fondi per Medici Senza Frontiera ed Emergency. Apprezzo davvero ciò che Gino Strada ha fatto per Emergency e mi sono sentita onorata di averlo avuto all’apertura della mia Free Falling. Abbiamo raccolto un’ingente somma per la realizzazione di operazioni al cuore in Sudan.

Sa, signora Holloman, il primo racconto che ho pubblicato è la storia di una studentessa al terzo anno di Lettere moderne incuriosita da una donna di diversa nazionalità che si scopre essere una pittrice. Le tele di quest’ultima hanno tuttavia qualcosa di magico e misterioso: ogni persona che le guarda, in esse vede qualcosa di diverso. Sono tele bianche dietro le quali vi è inciso un titolo, un grande tema della vita. E così ogni persona vede rappresentazioni e significati diversi. Credo che effettivamente sia questo il bello dell’arte della pittura: la pluralità del senso, del significato. Come vede abbiamo fatto lo stesso gioco.
Inoltre il racconto è stato pubblicato nel 2010, anno in cui lei ha deciso di dedicarsi esclusivamente alla pittura. Se penso a tutte le coincidenze di date e numeri che si susseguono in questa intervista, mi viene da pensare che il Caso sia un matematico davvero romantico.
Giunta alla fine di questa intervista devo ripetermi perché, come ho scritto sopra, essa ha per me lo stesso valore della pubblicazione di un libro. La ringrazio per la disponibilità e le chiedo un saluto per i lettori.

Grazie a tutti per il supporto.

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